lunedì 15 settembre 2014



NEWS ED EVENTI: 
A PROPOSITO DI FIBROMIALGIA E DOLORI.

Chi ha MOLTO apprezzato il post sul DOLORE  FIBROMIALGICO ( del 10 Ottobre 2013), può trovare interessante l' iniziativa  che sabato 20 Settembre a Modena "RINASCERE" realizza  in collaborazione con  COOP GAL  FATTORIA CENTOFIORI.. Un convegno di altra medicina che tratterà dei "dolori" in una prospettiva multidisciplinare integrata.

SABATO 20 SETTEMBRE 2014  ORE 9:45 - 18:00

CONVEGNO MULTIDISCIPLINARE
  MA QUANTI DOLORI…!

I DOLORI “REUMATICI” 
SECONDO LE MEDICINE 
NON CONVENZIONALI

Cos’hanno in comune artriti, artrosi,fibromialgia, artrite reumatoide, connettiviti autoimmuni, spondilite anchilosante, sindro-me di Sjorgen, e tutti i dolori che interessano
i nostri muscoli, articolazioni, cartilagini?

Scopriamone insieme cause comuni e metodi per prevenirli e riacquistare la salute
Strada Pomposiana 292 Marzaglia (MO)

RELATORI del Convegno:
SABINE ECK, medico
“Ma quanti dolori! Le cause comuni delle malattie dolorose
reumatiche. Fisiologia e fisiopatologia del tessuto connettivo”

ANNAMARIA AGNANO, psicologa
“Stress acuto e cronico, posture ed emozioni: il rapporto
mente/corpo tra malattia e salute”

ANDREA FINESTRALI, medico agopuntore
“Malattie reumatiche croniche secondo la
Medicina Tradizionale Cinese:
cause comuni ed effetti dell’agopuntura”

GIORGIA GANDOLFI, naturopata
“Ritroviamo il benessere attraverso alimentazione,
succhi freschi e gemmoderivati”

GIANLUCA PAGANELLI, biologo
“Nordic Walking: uno sport completo, utile strumento di prevenzione e riconquista del benessere” (con dimostrazione pratica)

PER PARTECIPARE E’ NECESSARIO
ISCRIVERSI sul sito www.rinascere.org

Per informazioni: info@rinascere.org
oppure 347/9828668 Giorgia



mercoledì 13 agosto 2014

UN DIARIO AL GIORNO...LEVA LO PSICOLOGO DI TORNO!




UN DIARIO AL GIORNO LEVA... LO PSICOLOGO DI TORNO!

Chi di Voi ricorda il vecchio adagio "una mela al giorno leva il medico di torno? A dire che la frutta è un cibo salutare! 
Con un pizzico di auto-ironia, ho voluto presentarvi un tema di grande interesse ed attualità per la Psicologia Positiva che riguarda sia il nostro benessere psicofisico, sia  lo sviluppo delle nostre capacità emotive e relazionali grazie alla SCRITTURA DEL DIARIO DELLE EMOZIONI negative, ma anche di quelle positive!

LA RICERCA E GLI STUDI
Un piccolo passo indietro nella ricerca realizzata sin dal 1977 con gli studi di Mitchell & Glickman; e nell'1987Lehman, Wortman & Williams; dalla quale si evidenziò come parlare con altre persone delle proprie emozioni costituisce un modo efficace per ridurre e superare la sofferenza emotiva.Questo fenomeno è definito come condivisione sociale delle emozioni.
Tramite il linguaggio e la condivisione con altre persone, è possibile descrivere le proprie emozioni ed organizzare la propria esperienza emotiva secondo una sequenza del pensiero logico (Rimè, 1983)
Che cosa significa questo? Semplicemente che nel cercare di comunicare in parole comprensibili all'altro che ascolta, nel raccontare gli eventi, si è per così dire tenuti a seguire una sequenza logica, mentre le emozioni, in questo modo, trovano parole che le traducono.

L'espressione delle emozioni trova un'altra serie di ricerche che hanno rivelato un altro importante fenomeno, quello dell'espressione scritta delle esperienze emotive.
Lo studioso Pennebaker e colleghi (Pennebaker, Kiecolt-Glaser & Glaser, 1988; Greenberg & Stone, 2002; Pennebaker & Seagal, 1999; Ricci Bitti, 1998) Kiecolt-Glaser e Glaser (1989; 1990; 1996; 2002), hanno mostrato in diversi studi quanto risulti importante per l’individuo di tradurre in parole l’esperienza emozionale vissuta, attraverso il metodo della scrittura che poi si è evoluto nella scrittura del diario.
La ricerca dimostra che quando le persone riportano nella scrittura gli eventi emozionali traumatici, migliora la loro salute psico-fisica fisica (Pennebaker & Beall, 1986; Pennebaker, 2002). Da tale studio è emerso che lo scrivere a proposito di un trauma personale oltre che risultare un’efficace terapia preventiva, ha effetti benefici a lungo termine aumenta positivamente la risposta delle difese immunitarie e dell' ottimismo( M.Seligman) e il senso dell'autoefficacia(A. Bandura). 
La scrittura obbliga la persona a ripercorrere, ma in modo organizzato le sequenze dell'evento e la dispone ad un sentimento di fiducia: e quindi è proprio come se riscrivesse l'accaduto  modificandolo e trasformandone la carica distruttiva. 

LA PSICOTERAPIA
In Terapia Breve Strategica,  la scrittura è il mezzo utilizzato nel trattamento dei traumi e del DPTS (disturbo post traumatico da stress). 
La scrittura serve proprio a muovere la complessa percezione dell'evento traumatico e a spostare l' attenzione  della persona rimasta, per così dire, ancorata al passato di quei fatti traumatici; dal quale emergono i flashback come  pezzi di quell'evento doloroso che si infiltrano nella sua vita presente, proprio come sequenze di un film dell'orrore. L'evento traumatico, quindi, narrato attraverso la scrittura dei suoi dettagli dolorosi e terrificanti, ne modifica l'esperienza, perdendone la portata di angoscia e di ansia. Permettendo alla persona di sganciarsi dal passato, lasciando il passato nel passato, per riportarsi alla sua esperienza presente verso il suo futuro, con la consapevolezza di aver attinto ed esplorato risorse di sè. 


LA PSICOLOGIA POSITIVA PER TUTTI...
Ad oggi gli studi sono continuati e grazie a quelli più recenti di Lepore e Smyth (2002), l'oggetto della scrittura dei diari è stata anche la rielaborazione di esperienze emotivamente positive. Infatti, riportare eventi positivi attraverso il racconto di emozioni e pensieri positivi risulta produrre effetti benefici per il benessere e la salute psico-fisica di chi scrive.
La narrazione genera nella persona un sentimento di fiducia e di sicurezza di sè.E dai risultati dei ricercatori M. Seligman e A. Bandura che le hanno studiate a fondo, aumentano ottimismo ed autoefficacia

DALLA RICERCA ...ALLA SCRITTURA DEL PROPRIO DIARIO EMOZIONALE.
Scrivere un diario personale delle proprie esperienze emotive siano esse negative ma anche positive, si rivela essere un ottimo strumento, un potente dispositivo per "lavorare" le emozioni; allenandole in modo da aumentare le proprie capacità, non solo di relazione con se stessi, ma anche verso gli altri; per saper riconoscere le emozioni dell'altro; rispondere con empatia al partner, ai figli, ai colleghi. Insomma, un toccasana emozionale relazionale, per fare prevenzione ed aumentare le proprie risposte di contrasto allo stress e quindi crescere in benessere.

*** E SE DESIDERI APPROFONDIRE
IL Metodo dei diari
Per saperne di più sulla ricerca citata, vedi gli studi più recenti di Lepore & Smyth, (2002).


Per ulteriori informazioni ed arricchimenti, potete e puoi scrivermi al mio ind mail:
annamaria.agnano@gmail.com    

A presto
Vostra AnnamariAgnano


Disclaimer
Le informazioni contenute in questo blog sono puramente divulgative.
Questo Blog non è da considerarsi una testata giornalistica in quanto non viene aggiornato con una frequenza costante e periodica non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n* 62
del 07 Marzo 2001. Inoltre le immagini pubblicate sono quasi tutte tratte da internet e valutate di pubblico dominio. Qualora il loro utilizzo violasse diritti d’autore scrivete una mail al seguente indirizzo annamaria.agnano@gmail.com e le immagini in questione verranno immediatamente rimosse.












domenica 20 luglio 2014

COME RICOMINCIARE DOPO UNA SEPARAZIONE?...RICOMINCIO DA ME...




COME RICOMINCIARE DOPO UNA SEPARAZIONE?...
RICOMINCIO DA ME...

Come ricominciare dopo una separazione? 
Quale fiducia può spingere a ricominciare quando si è ancora "ammaccati" dalle "botte emotive?"

Ritrovarsi "separati" può essere vissuta come esperienza contrastante: 
- da un lato ci si è liberati di un legame evidentemente doloroso, oppressivo ed indesiderato;
- dall'altra, ci si sente proprio come quando  presa una brutta botta il dolore   si risveglia dopo un naturale stato di "analgesia". E' in quel momento  che si sente male!
Questo è il momento in assoluto più critico dell'esperienza di separazione e saperla valutare, ma solo dopo averla ben percepita, può davvero fare la differenza per "concedersi" di aprirsi verso una nuova relazione, con fiducia. 
E soprattutto permettersi di riprovare fiducia di sè e della auto-percezione rispetto al fallimento relazionale. Un evento che se poi ci sono i figli di mezzo, diventa ulteriormente complicato da gestire.

Ci sono aspetti oggettivi che influenzano lo stato di sfiducia e di speranza di ricominciare.

Quanto è viva  la presenza dell'ex coniuge?                                              
E non mi riferisco unicamente alla presenza fisica per gli accordi sulla gestione dei figli, specie se piccoli o ancora poco autonomi. Quanto invece alla comunicazione e al tipo di relazione stabilita nel corso della vita coniugale. Non va sottovalutato, accade invece spesso, che all'interno della comunicazione e della interazione "tra me e l'altro" agiscono ancora indisturbati dei veri e propri copioni. E' come essere attori dentro alla scena e che ogni volta la propria parte si attiva in risposta o in richiesta della parte dell'altro! Proprio come quando si gioca a ping pong!
" Se sapessi quanto ancora mi infastidisce sentire come mi tratta, le cose che mi dice, il tono che usa anche quando le cose vanno bene tra noi e riusciamo a cavarcela con i figli" 
Queste le parole di una donna, professionista affermata, che attraverso il lavoro di elaborazione è riuscita a individuare il suo copione e quindi ha potuto modificare le sue reazioni soggettive, schemi, che interagiva con il suo ex. Prendendo consapevolezza di come si ponesse lei stessa tutte le volte in modo rigido.

Inevitabilmente intervengono aspetti soggettivi.
Aprire l'armadio per far uscire i fantasmi è un aforisma che in questa situazione può sostenere o facilitare una percezione mutevole delle cose.
Uno studioso e collega americano, il dott. Martin Seligman, ha compiuto studi sull'ottimismo rilevando come corrisponda ad uno stile di pensiero: una vera e propria disposizione appresa.In particolare lo studioso ha realizzato importanti ricerche che provano come possiamo re-imparare a liberare la mente e diventare produttori attivi di auto-benessere.
Reagiamo alle avversità, ci impegniamo nel superare gli ostacoli, cerchiamo tenacemente una soluzione, a seconda di come guardiamo alle cose. Infatti se abbiamo la sensazione di poter esercitare sugli eventi dolorosi e fallimentari un qualche controllo, allora le prove più dolorose possiamo affrontarle con uno spirito più combattivo.    
D'altra parte, la pragmatica della comunicazione umana, la profonda conoscenza sui modelli disfunzionali, difettosi,  della comunicazione, compresa quella personale, ci danno fiducia e sostengono come sia  possibile prendere consapevolezza di schemi personali, lo stile espressivo, come ci suggerisce M.Seligman, con il quale noi "interpretiamo". Possiamo anche parlare di rappresentazione:
 una modalità percettiva soggettiva attraverso cui crediamo, vediamo, sentiamo che le cose stanno così e non come gli altri ci suggeriscono o che pensano diversamente; sicuri che la differenza stia nel proprio carattere.


#Faccio fatica ad uscire. Le mie amiche mi invitano, ma penso che sia ancora troppo presto, non me la sento! 
 #Ho rinunciato ad un importante congresso. Non posso farcela, provo sentimenti così forti e penso che gli altri pensano male di me... mi vergogno di quello che mi è successo!
#Come posso dimenticare quello che mi è successo? Non so da dove cominciare... 

Elaborare il fallimento
In relazione a questa modalità percettiva e strettamente ad essa collegata, vi è la propria parte di responsabilità giocata nel fallimento coniugale così come viene sentita.

Quanto posso essere io attivo e  protagonista nell'aver concorso a far fallire le cose tra me e lui/lei o tra noi?

Il fallimento viene elaborato in chiave costruttiva oppure distruttiva sulla base della auto-percezione di fallire:
 ho fallito e non sono fallito; oppure è finita, sono fallito!   
Due diverse facce di una medaglia. Se lo sono, è chiaro che l'auto-percezione tocca profondamente la persona che penso di essere, la mia identità e l'auto-riconoscimento. Se fallisco perché IO fallisco, allora è la mia identità che ne viene colpita.

Se invece riporti la tua esperienza dolorosa a fatti che riguardano una relazione che non ha funzionato perchè:

1) tu e il/la ex  non siete riusciti a trovare soluzioni al vostro problema; 
2) se sei in grado di fare un punto della situazione, facendo auto-critica; 
3) se riesci a scoprire i tuoi punti deboli nella relazione oltre ai punti deboli dell'altro,

riesci a valutare che il fallimento non è della tua persona ma dei comportamenti, atteggiamenti e modalità, comprese le tue e quelle dell'altro che sono state fallimentari!


Dai nostri studi evoluti emerge che una buona prassi di auto-valutazione è da collegarsi alla intelligenza emotiva,  vale a dire che la persona è potenzialmente in grado di valutare il fallimento della relazione coniugale, ricercando le responsabilità e quindi attuando una presa di coscienza di quanta parte abbia avuto nel fallimento stesso!

E' da qui che si deve ricominciare" dalle cadute ci si può rialzare"!
Sviluppando un sano sentimento di fiducia e di speranza in una relazione sentimentale possibile, ma solo a patto che in questo possibile ci sia la visione degli errori fatti e da superare.

Per finire, leggendo le parole di Lao Tzu ( che non è nome proprio, ma sta per "il vecchio" alludendo alle antiche radici della sua conoscenza)


"flettiti e resterai integro, piegati e ti raddrizzerai,
svuotati e sarai colmo,consumati e ti rinnoverai".


Ti interessa particolarmente questo tema? Vuoi approfondirlo?
Puoi inviarmi una mail al mio ind:
annamaria.agnano@gmail.com
oppure entrare nel mio sito www.studioagnano.com per contattarmi direttamente.

AnnamariAgnano



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martedì 8 luglio 2014

AIUTO! IL MIO PARTNER SOFFRE D' ANSIA






















Aiuto! Il mio partner soffre d'ansia!
  
Diffusamente, l'ansia è diventata una condizione problematica che non solo vincola e riduce la vita di chi ne soffre, circoscrivendo i suoi spazi di decisionalità; di impegni ed uscite;influendo sulle relazioni con gli altri. L'ansia vissuta dalla parte di chi vive accanto a chi ne soffre è un' altra faccia del problema e non per questo è meno complicata!
Quello di cui voglio parlarvi in questo articolo, e in modo molto concreto, è come considerare non tanto gli aspetti psicologici di chi l'ansia la" subisce", quanto di che cosa di solito fa la persona il cui partner ne soffre.

Di solito se ne parla... perché "se ti confidi è bene"...
Questa è una delle principali soluzioni che la persona attiva e che agisce all'interno della coppia. 
"Se me ne parli, poi stai meglio" è il messaggio che circola tra i due; "se mi vuoi bene mi devi ascoltare" perché è questo che mi aiuta ad affrontare l'ansia...
La convinzione diffusa nella relazione d'amore è che confidenza ed ascolto siano i criteri di base dell'amore: solo così l'amore si manifesterebbe nella sua pienezza. Certo, in generale, il momento di intimità degli amanti è espressione del loro amore! Non quando però c'è un disturbo d'ansia che, inevitabilmente, influenza la coppia.

Più me ne parli, più l'ansia si socializza.
A ben pensarci, il meccanismo dell'ansia funziona in modo esattamente paradossale. Il parlarne serve proprio a socializzarla:verbalizzarla, trovare le ragioni, spiegare e rassicurare, sono i modi che servono proprio a socializzarla. E questo, paradossalmente la rafforza l'ansia, fissandola.

Se ti ascolto...ti aiuto e se ti aiuto non ce la puoi fare da solo!
Nella situazione di ansia, la persona che ascolta aiuta il proprio partner ed in tal caso, il messaggio immediato che passa è " ti voglio bene, ti amo e quindi puoi sempre contare su di me"
Ma più sottilmente ne passa un altro: tu senza di me non ce la puoi fare. Senza il mio aiuto non potrai mai farcela! 

 Se tu eviti...io sono tuo complice!                               
Chi soffre d'ansia di solito attua una soluzione che serve proprio a controllare le spiacevoli manifestazioni dell'ansia: evitare tutte le situazioni in cui essa si manifesta.Per chi gli vive accanto diventa immediato appoggiare completamente questi momenti e quindi, in tal senso, diventarne complice.Arrivando a proteggere del tutto il partner nei suoi evitamenti!

L'ansia diventa un tratto della relazione
L'ansia definisce due posizioni chiare e rigide: uno sta male e l'altro gli deve aiuto.Ciò implica che queste posizioni li obbliga a ripetere se stessi come gli attori che interpretano la stessa parte sul palcoscenico.
Ma, a ben pensarci, questo ha come effetto che la relazione perda i suoi tratti di luogo-spazio esplorativo di sé all'altro, in cui ciascuno può e deve crescere e la relazione di conseguenza!
Per assumere invece, attraverso la ripetizione dei copioni, la forma di una relazione disfunzionale e rigida.


Alcuni tratti-effetto di tali soluzioni che finiscono con il ripetere schemi ed irrigidire il rapporto, sono: una forma di dipendenza che intreccia questo tipo di legame; il sentimento di rivendicazione e risentimento che la persona, sentendosi intrappolata, trattiene internamente con un'aggressività passiva; o esternalizzata ed attiva, quando può sfociare in conflitto. In tal caso, accusando l'altro apertamente.

La consulenza qualificata di uno psicologo di formazione strategica è in grado di intervenire in questo tipo di soluzioni attuate nel tentativo di risolvere il disturbo di chi si ama e che finisce con l'intrappolare  la loro relazione, facendo anche da amplificatore e causa dell'ansia...


Dr.ssa Annamaria Agnano

Se ti interessa personalmente e tieni ad approfondire l'argomento, manda una mail al mio ind. 
annamaria.agnano@gmail.com e ti risponderò.


"Elenco Blog" linkato a  http://www.elencoblog.net


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domenica 29 giugno 2014

PSICOLOGIA PRATICA SAPER DIRE DI NO: UNA SCELTA DA FARE X APPRENDERE L'ASSERTIVITA'



 PSICOLOGIA PRATICA

SAPER DIRE DI NO: UNA SCELTA DA FARE
x apprendere l'assertività 


Kandinsky  Olio su tela 50x64.5 cm. Städtische Galerie in Lenbach, Monaco
Diffusamente, nel mondo delle relazioni umane, personali e lavorative, si pensa che la parola ASSERTIVITA' significhi essere servili, piegarsi agli altri e subire!
Per la psicologia sociale e la Comunicazione Pragmatica che si occupano delle Relazioni e dei processi che le regolano, l’ assertività è una modalità attraverso cui esprimere ciò che si sente e si pensa e quindi uscire dagli "schemi" e pregiudizi per i quali “essere educati e gentili", implica accettare ed aderire alle aspettative degli altri, soprattutto delle persone più importanti  Ancor peggio, alle proprie aspettative che mantengono rigidamente quelle altrui.


SAPER DIRE DIRE DI NO.
E' senz'altro la modalità centrale dell'essere assertivi. Di solito, nella nostra cultura, italiana ed anche di genere, se pensiamo alle donne in certi contesti relazionali e di ambienti, dire di no è molto difficile poiché le convinzioni e convenzioni sociali, le credenze culturali, ci portano a pensare che è giusto rendersi disponibili, anche se si sente intimamente di non aderire alle richieste che l'altro ci fa, perché si distanziano da ciò che sentiamo, crediamo in quel momento e situazione differente dalla risposta attesa.
D'altronde, non è diffuso pensare che rendersi disponibili sia segno di altruismo e di rispetto verso gli altri?
Cosa anche vera, nella misura in cui, tuttavia,la disponibilità non superi la misura e si finisca con il dire di si in modo patologico, ossia annullando i propri spazi e bisogni.

Eppure dire di no è proprio dura! 

SAPER DIRE DIRE DI NO.
E' senz'altro la modalità centrale dell'essere assertivi. Di solito, nella nostra cultura italiana ed anche di genere, se pensiamo alle donne in certi contesti relazionali e di ambienti, dire di no è molto difficile poiché le convinzioni e convenzioni sociali, le credenze culturali, ci portano a pensare che è meglio rendersi disponibili anche se si sente intimamente di non aderire alle richieste che l'altro ci fa.
D'altronde, non è diffuso pensare che rendersi disponibili sia segno di altruismo e di rispetto verso gli altri?
Cosa anche vera, nella misura in cui, tuttavia,la disponibilità non superi la misura e si finisca con il dire di si in modo patologico, ossia annullando i propri spazi e bisogni.
Eppure dire di no è proprio dura

Molte volte, nel corso dei miei colloqui con le persone che si trovano in questa situazione, seppure esse manifestano un forte bisogno di cambiamento, sento che d'altra parte mi segnalano l'angoscia come conseguenza dal loro bisogno soddisfatto!Sanno che vorrebbero farlo; sono consapevoli che è un bisogno più o meno impellente...ma è una terribile prova a cui non riescono proprio a sottoporsi.
Una delle cose che prima di tutte faccio rilevare è che in generale dire di no è costoso: comporta infatti un grande stress. A questo punto la persona è perfettamente d'accordo: vorrebbe dire di no tutte le volte che dice di si!

CIO' CHE CI INFLUENZA
E' così che procedo: se non mi concedo, allora rischio di non rispettare l' idea che ho di me di persona rispettosa degli altri; oppure che l'altro si offenda e che dunque io mi debba sentire colpevole dei sentimenti che prova. Questa è la posta in gioco costosa che mantiene lo schema: se dico di no starò male comunque, o per me stesso o per l'altro!

E però, se ci pensassi bene, scoprirei che lo stress della rinuncia ai miei bisogni mi comporta uno stress rinnovabile: infatti, la rinuncia provoca rabbia e rivendicazione, con un conseguente sentimento di impotenza, dal momento che qualsiasi indignazione non seguita da un'azione fa sentire impotenti!
E' a questo punto che faccio una domanda"Se tu sapessi di affrontare un piccolo stress subito per poi smettere di subirne uno più grande, sapendo anche come affrontarlo, saresti disponibile a farlo?

Di solito, alla mia domanda la persona dà chiari segnali di interesse: l'espressione del viso è decisamente di chi  sta considerando le cose da un altro punto di vista! Cosa che rientra nel mio obiettivo: darle un diverso punto di vista da cui considerare ciò che di solito "fa nella sua testa" e che le porta disagio! 


"COME FARE"...FA LA DIFFERENZA!

Prova ad immaginare la situazione nella quale ti trovi di solito. Quel no è lì, chiaro e preciso, ma fermo, bloccato perché non ha nessun'altra via di accesso!E come potrebbe se lo scenario che ti fai è catastrofico? 
Quanto stress in ciò che immagini, nelle conseguenze negative che pensi accadrebbero se tu dovessi farlo passare, quel NO?

Ti ha interessato questo argomento? 
Se si, scrivimi una mail al mio ind.  annamaria.agnano@gmail.com
 e ti invierò la seconda parte di approfondimento. 


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domenica 18 maggio 2014

PSICOLOGIA PRATICA A PROPOSITO DI MIRACOLI...




PSICOLOGIA PRATICA




A proposito di miracoli...

Prendo spunto da un bell'articolo di Dario Fo, premio Nobel,  sul quotidiano Il Fatto Quotidiano che cito" I miracoli esistono, sono dentro la natura". E ci ricorda dei latterini: minuscoli pesci che in modo perfettamente organizzato, in presenza di un predatore si dispongono tutti uniti, in maniera precisa, a mosaico, sino ad assumere una forma feroce di gran lunga più feroce del predatore. E' nel disegno della natura che questo piccolissimo organismo sopravvive, grazie alla sua organizzazione intelligente: e gli scienziati, ci dice Dario Fo, rimangono sbalorditi e non sanno spiegarsi come "questo miracolo" si verifichi. I miracoli, secondo una lettura atea che il premio Nobel fa, sono eventi che rimandano ad una presenza di uno spirito superiore che, invece secondo l'altro intervistato, il teologo Vito Mancuso, pur nella necessità di non poterli negare come eventi "divini", secondo il teologo che ha visto dei miracolati di Padre Pio, sarebbero frutto della mente umana. 
Che cosa interviene nelle persone e che fa la differenza tra le loro reazioni e loro effetti?

Il divino percepito o la "fede"che lo alimenta?

Uno dei primissimi effetti studiati sulle aspettative percepite, che ci può far approfondire il tema del miracolo, venne studiato dal Collega americano Robert Rosenthal che per primo parlò di "previsioni di aspettative interpersonali che poi sarebbe stato definito auto-profezia verificantesi".(P.Watzlawick) A partire da studi sull'influenza che i processi della comunicazione verbale e non verbale hanno sui comportamenti umani, il linguaggio e le relazioni all'interno del sistema sociale, erano stati già osservati gli effetti delle aspettative che generavano comportamenti prevedibili. Con lo studio compiuto su un gruppo di studenti  presentati ad un nuovo corso di studi come particolarmente intelligenti che invece avevano, sino a quel momento, ottenuto risultati scarsi. Se ci addentriamo il concetto principale della ricerca è quello di «profezia che si auto-adempie» e cioè: la predizione fatta da una persona sul comportamento di un'altra persona finisce, in un modo o nell'altro, per realizzarsi.


Auto-suggestione o qualcosa di più?
Altro effetto che dovremo prendere in considerazione se vogliamo indagare la dimensione del miracolo è l'effetto placebo che sta ad indicare la capacità dell'organismo di liberare sostanze endogene, ossia interne, che hanno funzione terapeutica, ossia capaci di guarire.Ed andiamo ben oltre alle semplici auto-suggestioni! 
Da uno studio scientifico pubblicato sulla rivista on-line American Psychological association, il prof. Irving Kirsch riporta esiti dell'effetto placebo nella cura della depressione. Secondo quanto lo studio evidenzia, le risposte al farmaco e al placebo sono abbastanza vicine: infatti le percentuali all'antidepressivo sono del 50%; quelle al placebo sono del 30%. Questo farebbe considerare quanto il "suscitare speranza" sia in sè un atto terapeutico!(  Persuasion and healing scritto dal prof. Jerome Frank).

Oggi lo sviluppo della neuro-biologia e neuroscienze volge una pagina nuova della medicina per la quale è confermata la relazione tra i sistemi psico/neurologico con i sistemi immunitario ed ormonale. A tal proposito, rimando ad un testo molto interessante (Il cervello anarchico) scritto dal Dott. Enzo Soresi, pneum-oncologo che  riporta casi testimoniali illuminanti. "
I risultati ci permettono di parlare di auto-guarigione. Ebbene sì, ben al di là di magie e miracoli!



Sapevate che c'è uno stress buono?
La fede, il sentimento che essa sviluppa in relazione agli eventi anche patologici e drammatici, come lo può essere una diagnosi tumorale, può condurre alla auto-guarigione. Provate ad immaginare un vero e proprio network, una rete tra questi sistemi che comunicano tra loro e a quanto l'esperienza emozionale influisca sul sistema immunitario, quindi sulle nostre difese. Una comunicazione complessa che permette al nostro corpo intelligente adattabile di cercare uno stato di equilibrio in condizioni di stress e dei suoi effetti nocebo, ossia ossidativi che conducono alla malattia, ma anche ad uno stress positivo, l'eustress, che ci porta ad una risposta "resiliente".(Chi vuole approfondire la condizione della resilienza potrà leggerne sul post del 30 Agosto2013).

La resilienza è... il frutto di capacità abilitate di uno sviluppo intelligente dell'uomo.
Un corpo intelligente ed intero, dunque il nostro, e le neuroscienze,la psicologia dello sviluppo e dell'azione, sembrano proprio ritornare tutte nella stessa direzione: quella che Umberto Galimberti, usando la parola tedesca "corper" che significa "corpo cosa",sempre dalla stessa lingua tedesca, riprende la parola "libe"
che sta per "corpo della relazione con il mondo della vita".
La lingua , dice U.Galimberti,ci ricorda la continuità di relazione tra corpo vita e amore.

 Vostra AnnamariAgnano


Se desideri approfondire e fare domande, contattami con una mail : annamaria.agnano@gmal.com



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lunedì 12 maggio 2014

4 PASSI NELL'AMORE IMPOSSIBILE TRA DIPENDENZA AFFETTIVA E STALKING

4Passi nell’amore impossibile 
tra dipendenza affettiva e stalking.

Dott. Roberto Solinas


René Magritte  La tomba dei lottatori 1960
L’amore impossibile poggia su un semplice principio: per infatuarmi o innamorarmi di qualcuno non è affatto necessario che io sia ricambiato.
Nel film di Francois Truffaut del 1975 “Adele H.una storia d’amore” 
La trama 
la protagonista vive un amore impossibile e sviluppa sia una dipendenza affettiva prima, che i  comportamenti dello stalker in seguito. L’opera cinematografica trae lo spunto da una storia vera e dalla scoperta nel 1955 dei tragici diari di Adele Hugo, la seconda e meno  conosciuta figlia di Victor Hugo. La vicenda accade nella seconda meta dell’800. Adele ha una relazione, poi conclusa, con il tenente degli ussari Pinson ma non si rassegna alla perdita.  La ragazza con una determinazione invincibile lo rincorre. Lei, in apparenza, è partecipe alla vita sociale, ma vive dentro di sé un’esistenza dolorosa umiliante e senza speranza. Scrive continue lettere che non avranno risposta, pagine di diario colme di angoscia e solitudine, partecipa a sedute spiritiche in cerca di certezze e rincorre, caccia, perseguita e bracca come una preda quel suo amore indifferente. Senza ottenere mai nulla… La sua lotta commovente e disperata non conosce però  dubbi o esitazioni. Lei ama quell’uomo disinteressato e spregevole, si sottomette e si umilia a lui, fino al progressivo degrado mentale, fino alla progressiva alienazione dalla realtà. Sempre sola, attraversa il mondo, fino alle Barbados dove il reggimento del suo “amore” è di istanza. Ormai sfiorita, consunta e ridotta in miseria, ora incontra il suo oggetto del desiderio e non lo riconosce più. E’ diventato solo un’ombra, un’immagine della mente. Lì, una comune donna del popolo intuisce il suo dramma, si prende cura del suo corpo e la riporta in Francia dove concluderà i suoi anni in una clinica psichiatrica.
       
Quando si dipende affettivamente
La dipendenza affettiva si mostra con una dedizione assoluta all’altro. Dedicarsi esclusivamente al suo benessere e rinunciare al proprio.                             
La personalità dipendente ama partner problematici, nega i propri bisogni e si concentra solo su quelli dell’amato. Soprattutto è una problematica femminile. Chi è dipendente affettivo non ha le risorse per uscire dalla relazione, pur giudicandola correttamente, senza speranza         I timori sottostanti e profondi sono l’abbandono, la solitudine, la paura di cambiare e di sviluppare le proprie capacità individuali. Spesso si sviluppano anche sintomi come ansia generalizzata, malinconia o depressione, idee ossessive e compulsive…
Chi sviluppa una dipendenza affettiva per non ferire mai l’altro distrugge silenziosamente se stesso. L’adesione acritica e la fusione con l’amato, che si trova comunemente nell’innamoramento, qui perdura sempre. Poco a poco entriamo in una dipendenza affettiva che poi può originare un pericoloso stalking in una delle sue  variegate costellazioni.
Sul tema della dipendenza affettiva Robin Norwood scrive :”Quando la relazione con lui mette a repentaglio il nostro benessere emotivo e forse anche la nostra salute e la nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo”. Se “la passione d’amore” è dolorosa la via della guarigione è tortuosa. Alcuni punti non esaustivi di questo percorso possono essere.                                                                             
 Riuscire a cercare aiuto.Trovarsi un terapeuta fidato. 
Considerare se stessi prioritari e sopra qualsiasi cosa. Sviluppare assertività e autostima. Riuscire a condividere con altre persone (ad esempio un gruppo di sostegno) le cose che sto apprendendo e di cui mi rendo progressivamente conto. Imparare ad ascoltare se stessi e volersi bene nei comportamenti. Superare ossessioni e paure. Migliorare la propria negoziazione e relazione all’interno della coppia. Oltrepassare la dipendenza da psicofarmaci. Perdonare…

Lo stalking è invece una costellazione di comportamenti per i quali un persecutore caccia la sua preda procurandole danni e un’ansia diffusa che la compromette nel vivere la quotidianità.                                                                                                                                       
Oggi lo stalking è un problema sociale e in molti stati un reato penale e un crimine. Il “cacciatore”, prevalentemente un uomo, attua una serie di molestie e di azioni intrusive e ripetute attraverso comunicazioni indesiderate, contatti indesiderati e comportamenti associati.

 L’intento del persecutore è ristabilire il rapporto o vendicarsi per il rifiuto. Lo stalking sostituisce simbolicamente l’intimità perduta attraverso una relazione fantasticata che compensa l’assenza della relazione reale.
Qui il problema è che in fondo lo stalker è un “corteggiatore incompetente”: drammaticamente non in grado di relazionarsi ed entrare veramente in contatto con l’altro sesso e interpretare in modo corretto i segnali che riceve dagli altri.
Alcune caratteristiche comuni sono spesso… gelosia, narcisismo, fallimenti sentimentali, necessità di controllo sugli altri, socialità inadeguata, visione di sé vittimistica, anassertività , oscillazione dell’umore tra rabbia ed amore, eccessiva dipendenza da altri, difficoltà a distinguere fantasia e realtà.
 L’approccio terapeutico può funzionare se, tra l’altro…lo stalker è realmente motivato al trattamento; se riesce a interiorizzare profondamente che i suoi comportamenti allontanano e disperdono tutto ciò che in passato è stato o è rimasto positivo rispetto a quel rapporto. Se è in grado di avere una buona elaborazione del lutto. Se si ottiene un indebolimento delle convinzioni deliranti, se si riesce a ridurre l’isolamento sociale che lo caratterizza, se riesce ad apprendere migliori modalità relazionali a qualunque livello.                                                        
Gli amori impossibili sono estremamente vari nelle loro espressioni e “liberarli” non è affatto scontato…

Dott. Roberto Solinas
Psicologo e psicoterapeuta

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