4Passi nell’amore impossibile
tra dipendenza
affettiva e stalking.
Dott. Roberto Solinas
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| René Magritte La tomba dei lottatori 1960 |
L’amore impossibile
poggia su un semplice principio: per
infatuarmi o innamorarmi di qualcuno non è affatto necessario che io sia
ricambiato.
Nel film di
Francois Truffaut del 1975 “Adele H.una storia d’amore”
La trama
la protagonista vive
un amore impossibile e sviluppa sia una dipendenza affettiva prima, che i comportamenti dello stalker in seguito.
L’opera cinematografica trae lo spunto da una storia vera e dalla scoperta nel
1955 dei tragici diari di Adele Hugo, la seconda e meno conosciuta figlia di Victor Hugo. La vicenda
accade nella seconda meta dell’800. Adele ha una relazione, poi conclusa, con
il tenente degli ussari Pinson ma non si rassegna alla perdita. La ragazza con una determinazione invincibile
lo rincorre. Lei, in apparenza, è partecipe alla vita sociale, ma vive dentro
di sé un’esistenza dolorosa umiliante e senza speranza. Scrive continue lettere
che non avranno risposta, pagine di diario colme di angoscia e solitudine,
partecipa a sedute spiritiche in cerca di certezze e rincorre, caccia,
perseguita e bracca come una preda quel suo amore indifferente. Senza ottenere
mai nulla… La sua lotta commovente e disperata non conosce però dubbi o esitazioni. Lei ama quell’uomo
disinteressato e spregevole, si sottomette e si umilia a lui, fino al
progressivo degrado mentale, fino alla progressiva alienazione dalla realtà.
Sempre sola, attraversa il mondo, fino alle Barbados dove il reggimento del suo
“amore” è di istanza. Ormai sfiorita, consunta e ridotta in miseria, ora
incontra il suo oggetto del desiderio e non lo riconosce più. E’ diventato solo
un’ombra, un’immagine della mente. Lì, una comune donna del popolo intuisce il
suo dramma, si prende cura del suo corpo e la riporta in Francia dove
concluderà i suoi anni in una clinica psichiatrica.
Quando si dipende affettivamente
La dipendenza affettiva si mostra con una
dedizione assoluta all’altro. Dedicarsi esclusivamente al suo benessere e
rinunciare al proprio.
La personalità
dipendente ama partner problematici, nega i propri bisogni e si concentra solo
su quelli dell’amato. Soprattutto è una problematica femminile. Chi è
dipendente affettivo non ha le risorse per uscire dalla relazione, pur
giudicandola correttamente, senza speranza I timori sottostanti e profondi sono l’abbandono, la solitudine, la paura
di cambiare e di sviluppare le proprie capacità individuali. Spesso si sviluppano anche sintomi come ansia generalizzata,
malinconia o depressione, idee ossessive e compulsive…
Chi sviluppa una dipendenza affettiva per
non ferire mai l’altro distrugge silenziosamente se stesso. L’adesione acritica e la fusione con
l’amato, che si trova comunemente nell’innamoramento, qui perdura sempre. Poco
a poco entriamo in una dipendenza affettiva che poi può originare un pericoloso
stalking in una delle sue variegate
costellazioni.
Sul tema della
dipendenza affettiva Robin Norwood scrive :”Quando la relazione con lui mette a
repentaglio il nostro benessere emotivo e forse anche la nostra salute e la
nostra sicurezza, stiamo decisamente amando troppo”. Se “la passione
d’amore” è dolorosa la via della guarigione è tortuosa. Alcuni punti non
esaustivi di questo percorso possono essere.
Riuscire a cercare aiuto.Trovarsi
un terapeuta fidato.
Considerare se stessi prioritari e sopra qualsiasi cosa.
Sviluppare assertività e autostima. Riuscire a condividere con altre persone
(ad esempio un gruppo di sostegno) le cose che sto apprendendo e di cui mi
rendo progressivamente conto. Imparare ad ascoltare se stessi e volersi bene
nei comportamenti. Superare ossessioni e paure. Migliorare la propria
negoziazione e relazione all’interno della coppia. Oltrepassare la dipendenza
da psicofarmaci. Perdonare…
Lo stalking è
invece una costellazione di comportamenti per i quali un persecutore caccia la sua preda procurandole danni e un’ansia
diffusa che la compromette nel vivere la quotidianità.
Oggi lo stalking è un problema sociale e in
molti stati un reato penale e un crimine. Il “cacciatore”, prevalentemente un
uomo, attua una serie di molestie e di azioni intrusive e ripetute attraverso
comunicazioni indesiderate, contatti indesiderati e comportamenti associati.
L’intento del persecutore è ristabilire il
rapporto o vendicarsi per il rifiuto. Lo stalking sostituisce simbolicamente l’intimità perduta attraverso una
relazione fantasticata che compensa l’assenza della relazione reale.
Qui il problema è che in fondo lo stalker è un “corteggiatore
incompetente”: drammaticamente non in grado di relazionarsi ed entrare veramente in
contatto con l’altro sesso e interpretare in modo corretto i segnali che riceve
dagli altri.
Alcune
caratteristiche comuni sono spesso… gelosia, narcisismo, fallimenti
sentimentali, necessità di controllo sugli altri, socialità inadeguata, visione
di sé vittimistica, anassertività , oscillazione dell’umore tra rabbia ed
amore, eccessiva dipendenza da altri, difficoltà a distinguere fantasia e
realtà.
L’approccio
terapeutico può funzionare se, tra l’altro…lo stalker è realmente motivato al trattamento; se riesce a
interiorizzare profondamente che i suoi comportamenti allontanano e disperdono
tutto ciò che in passato è stato o è rimasto positivo rispetto a quel rapporto.
Se è in grado di avere una buona elaborazione del lutto. Se si ottiene un
indebolimento delle convinzioni deliranti, se si riesce a ridurre l’isolamento
sociale che lo caratterizza, se riesce ad apprendere migliori modalità
relazionali a qualunque livello.
Gli amori impossibili sono
estremamente vari nelle loro espressioni e “liberarli” non è affatto scontato…
Dott. Roberto Solinas
Psicologo e psicoterapeuta
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