venerdì 31 ottobre 2014



PSICOLOGIA E BENESSERE
La felicità come condizione per la nostra salute psico-fisica


Essere felici o diventare felici? "Parole" da ri-scoprire...


L'evidenza scientifica attraverso la ricerca, ci porta a considerare le emozioni e i pensieri come fondamenti, cibo e nutrimento, della nostra salute psico-fisica. 
Ansia e stress dei nostri giorni, inevitabilmente, hanno sempre più disallineato i nostri bisogni più profondi di integrità ed unitarietà! 
Umberto Galimberti (filosofo e psicoanalista che tutti conosciamo), introducendo un interessante libro scritto da Enzo Soresi"Il cervello anarchico", così dice:
Nella loro lingua gli ebrei non hanno nessuna parola per dire anima".Nella Torah troviamo il termine ebraico "nephesh"che nella traduzione greca è diventata psiché e che successivamente nella diffusione del Cristianesimo è corrisposta ad "anima". Nephesh, dunque sta per "respiro", unitarietà quindi dell'uomo e della sua vita. Anche la tradizione greca che traduce nephesh in "psichein" intende "ultimo respiro" riferendola, in particolare, all'agonia che precede la morte, l'esalazione dell'ultimo respiro...Sarà Platone, nel IV secolo ad introdurre la parola anima...
Dunque nelle traduzioni da una cultura all'altra si sarebbero prodotte le difficoltà che noi, eredi della cultura cristiana, oggi paghiamo nel momento in cui siamo,per così dire, separati tra corpo e anima, poi assimilata alla mente secondo la tradizione medica (da Cartesio in poi la divisione sarà tra corpo e mente)!
Condizione che nella separazione trova la base per la malattia ed il disagio: la mente va oltre il corpo. Questa è per eccellenza la situazione delle patologie psico-somatiche o dei quadri d'ansia e panico. La mente che condiziona il corpo ed infine, il corpo che attraverso il disagio, cerca di allinearsi, di entrare in armonia con la mente, di andare verso un' integrazione. 
Per restare in sintonia con i linguaggi e traduzioni culturali che ci hanno permesso di essere qui oggi, a parlare e a scriverne, a questo punto dobbiamo rifarci alla tradizione latina la cui parola "felix"  corrisponde a fertilità. (Da una citazione di Leonardo Benvenuti sulla felicità da  "Bradipo" Rivista interattiva di Socioterapia). 
Il concetto di fertilità implica una condizione di ricerca, anche di fatica, e soprattutto non esclude le avversità della vita, anzi ci lascia intendere che proprio attraverso le avversità noi possiamo ritrovarci più capaci e forti. Quindi, se alla traduzione di felicità a noi trasmessa come "stato di assenza di dolore, problemi , bisogno di protezione e sicurezza, (capite che sto cercando tutto quello che nel quotidiano delle nostre lamentele esprimiamo come "ciò che desideriamo nell'essere felici") facessimo corrispondere ciò che la parola latina fertilità spiegava, avremmo trovato "non la felicità, ma la via per arrivare ad essa". Oppure per metterci in una condizione che la contenga. Chi ha già letto i miei articoli di resilienza e felicità
( post e video you tube: Resilienza e Leadership Integrale©  Riscoprire la felicità 8/10/13;) o chi li vorrà approfondire, troverà ampiamente concetti e riferimenti la cui evidenza scientifica ci mette sereni! Non abbiamo più bisogno di fare del mero ottimismo intendendolo come un pensiero positivo basato su "opinionismi", dettati ossia da opinioni  che costruiscono "evidenze" . Ma più semplicemente, intraprendere uno "stile di vita" e "stile espressivo" che ci permetta di vivere attraverso l'esperienza sensoriale, ossia dei nostri sensi; esplorando tutte le forme e trasformazioni di cui dì cui siamo "portatori sani" o "potenziali".

Per approfondimenti desiderabili potete scrivermi al mio in.mail
annamaria.agnano@gmail.com

Disclaimer
Le informazioni contenute in questo blog sono puramente divulgative.
Questo Blog non è da considerarsi una testata giornalistica in quanto non viene aggiornato con una frequenza costante e periodica non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n* 62
del 07 Marzo 2001. Inoltre le immagini pubblicate sono quasi tutte tratte da internet e valutate di pubblico dominio. Qualora il loro utilizzo violasse diritti d’autore scrivete una mail al seguente indirizzo annamaria.agnano@gmail.com e le immagini in questione verranno immediatamente rimosse.



mercoledì 29 ottobre 2014


 
LO SVEZZAMENTO NATURALE 
Il percorso "dedicato" al piccolo nuovo nato... per parlare del suo passaggio dall'allattamento all'alimentazione. 






Il momento dello svezzamento, più correttamente  dovremmo dire divezzamento, è un momento delicato per la diade mamma-bambino ( così viene chiamata la relazione tra la neo-mamma ed il piccolo nuovo nato) e per la relazione a tre dei due neo papà-mamma e il loro figlio. Una fase importante in cui si costruisce il rapporto del bambino attraverso e con  il suo ambiente affettivo e quindi la sua relazione con il cibo, e quindi anche con la salute psico-fisica.
Vediamo insieme:
·         Quali segnali ci dicono che è il momento giusto per iniziare?
·         Pro e contro dei vari metodi di divezzamento dal punto di vista salutare e psicologico
·         Quale lo stile alimentare adatto ad un bambino? Onnivoro, vegetariano o vegano?
·         Come cambia la relazione mamma-bambino e la relazione a tre?
·         Quali “trappole” relazionali possono impedire al bambino di costruire un buon rapporto con il cibo?
·         Può essere il divezzamento un’opportunità per tutta la famiglia per migliorare la propria alimentazione?


In questi incontri, accanto a me che tratterò aspetti della comunicazione e di quelli relazionali attraverso momenti "pratici" ed in "role playng",permettendo ai partecipanti di fare esperienze dirette, ci sarà la naturopata Giorgia Gandolfi che invece entrerà più nel vivo del passaggio dal latte all'alimentazione.
I nostri interventi sono integrati  per dare ai neo-genitori modalità e strumenti ancora più ricchi e completi, affinchè "il passaggio"si trasformi e diventi luogo di opportunità per la  crescita e scoperta sia per il piccolo nuovo nato, sia per i neo-mamma.papà.

Per consultare il programma completo, o iscriverti puoi registrarti e fare il login sul nostro sito www.rinascere.org , potrai accedere ai programmi di tutti i nostri corsi, oppure scrivici una mail.

annamaria.agnano@gmail.com                                                                                                                                                                                                                                             
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mercoledì 24 settembre 2014

W L'EU...STRESS!




W L' EU...STRESS!

Che stress lo stress! ...Ci logora, lo stress. Tutti ne siamo afflitti...nessuno escluso. Tutti noi, infatti, lamentiamo una vita piena di stress:i luoghi affollati per  la spesa...perfino i momenti belli della vita: il parto per una coppia; il matrimonio; la crescita professionale, lo studio e addirittura le vacanze, soprattutto negli ultimi tempi che ne hanno modificato le modalità e durata, possono diventare tutti “portatori” di stress.

Il lavoro poi, neanche a parlarne: i rapporti con il capo ed i colleghi, il ritorno a casa sia per la donna con la doppia attività casa lavoro, ma anche per chi single, deve correre;il lavoro che si perde o il lavoro "flessibile"; persino lo sport, in certi momenti  diventa  stressante. 


Tuttavia, quello di cui volevo parlarvi in questo mio post di oggi, è lo stress : quello buono, però, per intenderci! Senz'altro ed almeno una volta, vi sarà capitato di sentire parlare o leggere dell'EUSTRESS...lo stress del benessere. Oppure è davvero la prima volta che sentite questa parola? 


Proprio qualche giorno fa una donna che sta facendo con me il suo lavoro terapeutico, mi ha riportato di un evento per lei "straordinario":  nel giorno in cui ha avuto il riconoscimento di ruolo di direzione per cui ha lavorato intensamente,  impegnandosi con tutte le sue forze e con grossi sforzi che l'azienda le ha richiesto( viaggi e spostamenti presso l'altra sede aziendale). Dover affrontare conversazioni con colleghi e collaboratori in condizioni di conflittualità; misurare e conciliare le scelte lavorative con la sua condizione complicata di madre separata);in questa situazione ha sentito, come le capitava ogni volta, quel tipico calore preannunciarle l'herpes che da lungo tempo l'affligge. La sensazione di calore e poi...                                                                  Stavolta nient'altro! L'herpes non è scoppiato come avrebbe fatto nel passato. Solo qualche segnale. Poi, l'indomani più niente...quasi un miracolo!


UN MIRACOLO O QUESTIONE DI EUSTRESS?
Spiegarci questo "miracolo" significa sapere che lo stress può essere distruttivo ma che esiste anche l'eustress, ossia lo stress buono. Il nostro organismo, infatti, è in grado di adattarsi costantemente alla ricerca di equilibrio(OMEOSTASI) dentro ad un gioco di forze sociali e biologiche. Il neuro-biologo Steven Rose chiama tale condizione "darwinismo dinamico" intendendola come capacità dell'organismo di modificarsi rispetto al suo ambiente in modo attivo, non subendolo passivamente, ma in una stretta relazione con il suo ambiente sociologico. "L'omeostasi è la tendenza dell'organismo a operare per regolare il milieu interieur, cioè l'ambiente interno dell'organismo, come una messa a punto continua della dialettica tra biologioco e sociologico".

Parole un pò difficili, ma cosa vuol dire più semplicemente tutto questo? In breve, che noi esseri umani abbiamo la capacità di costruzione del sè (autopoiesi: F.Varela e H.R.Maturana; 1980), ossia quando siamo in situazioni difficili e veniamo sottoposti a sforzi estremi, se sappiamo quale costo stiamo pagando possiamo o rientrare nello stato di equilibrio precedente per non ammalarci, o capire che il nostro organismo può reggere a quello sforzo, poiché consapevole di poterlo sostenere come una scelta possibile, proprio per questa evoluta capacità di auto-regolazione.(Enzo Sorese, Il Cervello Anarchico, 2005).
E' chiaro, dunque, che la donna di cui vi parlavo ha scelto di poter pagare quel prezzo e di reggere quella tensione, perché in quel momento si realizzava quello che lei aveva sempre sognato e per cui stava lottando: riuscendo così 
a regolare il suo ambiente interno, trasformando una tensione in una tensione positiva, eustress, appunto: aumentando la sua forza fisica ed emotiva
( fiducia di sé, forza interiore) che potremmo anche chiamare RESILIENZA.

Questa condizione per la quale ci sentiamo di poter padroneggiare le cose, nonostante quello che stiamo vivendo e gli sforzi che ci vengono richiesti.

Nel libro che citavo (cervello anarchico), lo pneumologo Enzo Sorese riporta alcuni casi-storie di resilienze ed anche della relazione tra sistema immunitario, ormonale e psicologico. E questo testimonia come la nuova medicina consideri questa stretta relazione tra malattia, salute e la comunicazione tra livelli dell'organismo nella sua unitarietà: gli stati  emozionali vengono comunicati al sistema immunitario attraverso i mediatori ormonali: da qui la parola sistema  psiconeuroendocrinoimmunologico detto anche PNEI. Possiamo immaginare un vero e proprio network all'interno del nostro organismo ogni volta che gli viene richiesto un adattamento all'ambiente, esterno/interno, nel gioco biologico/sociologico. 



COSA SUCCEDE QUANDO FUNZIONIAMO IN EUSTRESS?



























E'come se superassimo una capacità adattiva per imparare un altro livello di trasformazione. Miglioriamo il nostro stato psicofisico!  

Perché  aumentano  le capacità  respiratoria e cardiaca
ØSentiamo di essere più padroni di noi stessi e dei mezzi che abbiamo
ØSiamo più creativi nel risolvere problemi e trovare soluzioni brillanti
ØCi sentiamo più sicuri ed in equilibrio, stabili.
ØTiriamo fuori le risorse interne con cui affrontiamo anche le avversità
Ø l'intero organismo è in equilibrio( i sistemi psicologico immunitario ed ormonale sono UP)
ØCi sentiamo soddisfatti 
ØIl livello di Eustress  provoca le cosiddette "cause della salute": stiamo bene, in ottima forma psico-fisica.

Interessante, vero? Avete una vostra esperienza che riconoscete simile a quella che ho descritto? Bene...Raccontatevi!
Vi aspetto, in commento o in mail al mio ind. annamaria.agnano@gmail.com 

A presto
La Vostra AnnamariA










lunedì 15 settembre 2014



NEWS ED EVENTI: 
A PROPOSITO DI FIBROMIALGIA E DOLORI.

Chi ha MOLTO apprezzato il post sul DOLORE  FIBROMIALGICO ( del 10 Ottobre 2013), può trovare interessante l' iniziativa  che sabato 20 Settembre a Modena "RINASCERE" realizza  in collaborazione con  COOP GAL  FATTORIA CENTOFIORI.. Un convegno di altra medicina che tratterà dei "dolori" in una prospettiva multidisciplinare integrata.

SABATO 20 SETTEMBRE 2014  ORE 9:45 - 18:00

CONVEGNO MULTIDISCIPLINARE
  MA QUANTI DOLORI…!

I DOLORI “REUMATICI” 
SECONDO LE MEDICINE 
NON CONVENZIONALI

Cos’hanno in comune artriti, artrosi,fibromialgia, artrite reumatoide, connettiviti autoimmuni, spondilite anchilosante, sindro-me di Sjorgen, e tutti i dolori che interessano
i nostri muscoli, articolazioni, cartilagini?

Scopriamone insieme cause comuni e metodi per prevenirli e riacquistare la salute
Strada Pomposiana 292 Marzaglia (MO)

RELATORI del Convegno:
SABINE ECK, medico
“Ma quanti dolori! Le cause comuni delle malattie dolorose
reumatiche. Fisiologia e fisiopatologia del tessuto connettivo”

ANNAMARIA AGNANO, psicologa
“Stress acuto e cronico, posture ed emozioni: il rapporto
mente/corpo tra malattia e salute”

ANDREA FINESTRALI, medico agopuntore
“Malattie reumatiche croniche secondo la
Medicina Tradizionale Cinese:
cause comuni ed effetti dell’agopuntura”

GIORGIA GANDOLFI, naturopata
“Ritroviamo il benessere attraverso alimentazione,
succhi freschi e gemmoderivati”

GIANLUCA PAGANELLI, biologo
“Nordic Walking: uno sport completo, utile strumento di prevenzione e riconquista del benessere” (con dimostrazione pratica)

PER PARTECIPARE E’ NECESSARIO
ISCRIVERSI sul sito www.rinascere.org

Per informazioni: info@rinascere.org
oppure 347/9828668 Giorgia



mercoledì 13 agosto 2014

UN DIARIO AL GIORNO...LEVA LO PSICOLOGO DI TORNO!




UN DIARIO AL GIORNO LEVA... LO PSICOLOGO DI TORNO!

Chi di Voi ricorda il vecchio adagio "una mela al giorno leva il medico di torno? A dire che la frutta è un cibo salutare! 
Con un pizzico di auto-ironia, ho voluto presentarvi un tema di grande interesse ed attualità per la Psicologia Positiva che riguarda sia il nostro benessere psicofisico, sia  lo sviluppo delle nostre capacità emotive e relazionali grazie alla SCRITTURA DEL DIARIO DELLE EMOZIONI negative, ma anche di quelle positive!

LA RICERCA E GLI STUDI
Un piccolo passo indietro nella ricerca realizzata sin dal 1977 con gli studi di Mitchell & Glickman; e nell'1987Lehman, Wortman & Williams; dalla quale si evidenziò come parlare con altre persone delle proprie emozioni costituisce un modo efficace per ridurre e superare la sofferenza emotiva.Questo fenomeno è definito come condivisione sociale delle emozioni.
Tramite il linguaggio e la condivisione con altre persone, è possibile descrivere le proprie emozioni ed organizzare la propria esperienza emotiva secondo una sequenza del pensiero logico (Rimè, 1983)
Che cosa significa questo? Semplicemente che nel cercare di comunicare in parole comprensibili all'altro che ascolta, nel raccontare gli eventi, si è per così dire tenuti a seguire una sequenza logica, mentre le emozioni, in questo modo, trovano parole che le traducono.

L'espressione delle emozioni trova un'altra serie di ricerche che hanno rivelato un altro importante fenomeno, quello dell'espressione scritta delle esperienze emotive.
Lo studioso Pennebaker e colleghi (Pennebaker, Kiecolt-Glaser & Glaser, 1988; Greenberg & Stone, 2002; Pennebaker & Seagal, 1999; Ricci Bitti, 1998) Kiecolt-Glaser e Glaser (1989; 1990; 1996; 2002), hanno mostrato in diversi studi quanto risulti importante per l’individuo di tradurre in parole l’esperienza emozionale vissuta, attraverso il metodo della scrittura che poi si è evoluto nella scrittura del diario.
La ricerca dimostra che quando le persone riportano nella scrittura gli eventi emozionali traumatici, migliora la loro salute psico-fisica fisica (Pennebaker & Beall, 1986; Pennebaker, 2002). Da tale studio è emerso che lo scrivere a proposito di un trauma personale oltre che risultare un’efficace terapia preventiva, ha effetti benefici a lungo termine aumenta positivamente la risposta delle difese immunitarie e dell' ottimismo( M.Seligman) e il senso dell'autoefficacia(A. Bandura). 
La scrittura obbliga la persona a ripercorrere, ma in modo organizzato le sequenze dell'evento e la dispone ad un sentimento di fiducia: e quindi è proprio come se riscrivesse l'accaduto  modificandolo e trasformandone la carica distruttiva. 

LA PSICOTERAPIA
In Terapia Breve Strategica,  la scrittura è il mezzo utilizzato nel trattamento dei traumi e del DPTS (disturbo post traumatico da stress). 
La scrittura serve proprio a muovere la complessa percezione dell'evento traumatico e a spostare l' attenzione  della persona rimasta, per così dire, ancorata al passato di quei fatti traumatici; dal quale emergono i flashback come  pezzi di quell'evento doloroso che si infiltrano nella sua vita presente, proprio come sequenze di un film dell'orrore. L'evento traumatico, quindi, narrato attraverso la scrittura dei suoi dettagli dolorosi e terrificanti, ne modifica l'esperienza, perdendone la portata di angoscia e di ansia. Permettendo alla persona di sganciarsi dal passato, lasciando il passato nel passato, per riportarsi alla sua esperienza presente verso il suo futuro, con la consapevolezza di aver attinto ed esplorato risorse di sè. 


LA PSICOLOGIA POSITIVA PER TUTTI...
Ad oggi gli studi sono continuati e grazie a quelli più recenti di Lepore e Smyth (2002), l'oggetto della scrittura dei diari è stata anche la rielaborazione di esperienze emotivamente positive. Infatti, riportare eventi positivi attraverso il racconto di emozioni e pensieri positivi risulta produrre effetti benefici per il benessere e la salute psico-fisica di chi scrive.
La narrazione genera nella persona un sentimento di fiducia e di sicurezza di sè.E dai risultati dei ricercatori M. Seligman e A. Bandura che le hanno studiate a fondo, aumentano ottimismo ed autoefficacia

DALLA RICERCA ...ALLA SCRITTURA DEL PROPRIO DIARIO EMOZIONALE.
Scrivere un diario personale delle proprie esperienze emotive siano esse negative ma anche positive, si rivela essere un ottimo strumento, un potente dispositivo per "lavorare" le emozioni; allenandole in modo da aumentare le proprie capacità, non solo di relazione con se stessi, ma anche verso gli altri; per saper riconoscere le emozioni dell'altro; rispondere con empatia al partner, ai figli, ai colleghi. Insomma, un toccasana emozionale relazionale, per fare prevenzione ed aumentare le proprie risposte di contrasto allo stress e quindi crescere in benessere.

*** E SE DESIDERI APPROFONDIRE
IL Metodo dei diari
Per saperne di più sulla ricerca citata, vedi gli studi più recenti di Lepore & Smyth, (2002).


Per ulteriori informazioni ed arricchimenti, potete e puoi scrivermi al mio ind mail:
annamaria.agnano@gmail.com    

A presto
Vostra AnnamariAgnano


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domenica 20 luglio 2014

COME RICOMINCIARE DOPO UNA SEPARAZIONE?...RICOMINCIO DA ME...




COME RICOMINCIARE DOPO UNA SEPARAZIONE?...
RICOMINCIO DA ME...

Come ricominciare dopo una separazione? 
Quale fiducia può spingere a ricominciare quando si è ancora "ammaccati" dalle "botte emotive?"

Ritrovarsi "separati" può essere vissuta come esperienza contrastante: 
- da un lato ci si è liberati di un legame evidentemente doloroso, oppressivo ed indesiderato;
- dall'altra, ci si sente proprio come quando  presa una brutta botta il dolore   si risveglia dopo un naturale stato di "analgesia". E' in quel momento  che si sente male!
Questo è il momento in assoluto più critico dell'esperienza di separazione e saperla valutare, ma solo dopo averla ben percepita, può davvero fare la differenza per "concedersi" di aprirsi verso una nuova relazione, con fiducia. 
E soprattutto permettersi di riprovare fiducia di sè e della auto-percezione rispetto al fallimento relazionale. Un evento che se poi ci sono i figli di mezzo, diventa ulteriormente complicato da gestire.

Ci sono aspetti oggettivi che influenzano lo stato di sfiducia e di speranza di ricominciare.

Quanto è viva  la presenza dell'ex coniuge?                                              
E non mi riferisco unicamente alla presenza fisica per gli accordi sulla gestione dei figli, specie se piccoli o ancora poco autonomi. Quanto invece alla comunicazione e al tipo di relazione stabilita nel corso della vita coniugale. Non va sottovalutato, accade invece spesso, che all'interno della comunicazione e della interazione "tra me e l'altro" agiscono ancora indisturbati dei veri e propri copioni. E' come essere attori dentro alla scena e che ogni volta la propria parte si attiva in risposta o in richiesta della parte dell'altro! Proprio come quando si gioca a ping pong!
" Se sapessi quanto ancora mi infastidisce sentire come mi tratta, le cose che mi dice, il tono che usa anche quando le cose vanno bene tra noi e riusciamo a cavarcela con i figli" 
Queste le parole di una donna, professionista affermata, che attraverso il lavoro di elaborazione è riuscita a individuare il suo copione e quindi ha potuto modificare le sue reazioni soggettive, schemi, che interagiva con il suo ex. Prendendo consapevolezza di come si ponesse lei stessa tutte le volte in modo rigido.

Inevitabilmente intervengono aspetti soggettivi.
Aprire l'armadio per far uscire i fantasmi è un aforisma che in questa situazione può sostenere o facilitare una percezione mutevole delle cose.
Uno studioso e collega americano, il dott. Martin Seligman, ha compiuto studi sull'ottimismo rilevando come corrisponda ad uno stile di pensiero: una vera e propria disposizione appresa.In particolare lo studioso ha realizzato importanti ricerche che provano come possiamo re-imparare a liberare la mente e diventare produttori attivi di auto-benessere.
Reagiamo alle avversità, ci impegniamo nel superare gli ostacoli, cerchiamo tenacemente una soluzione, a seconda di come guardiamo alle cose. Infatti se abbiamo la sensazione di poter esercitare sugli eventi dolorosi e fallimentari un qualche controllo, allora le prove più dolorose possiamo affrontarle con uno spirito più combattivo.    
D'altra parte, la pragmatica della comunicazione umana, la profonda conoscenza sui modelli disfunzionali, difettosi,  della comunicazione, compresa quella personale, ci danno fiducia e sostengono come sia  possibile prendere consapevolezza di schemi personali, lo stile espressivo, come ci suggerisce M.Seligman, con il quale noi "interpretiamo". Possiamo anche parlare di rappresentazione:
 una modalità percettiva soggettiva attraverso cui crediamo, vediamo, sentiamo che le cose stanno così e non come gli altri ci suggeriscono o che pensano diversamente; sicuri che la differenza stia nel proprio carattere.


#Faccio fatica ad uscire. Le mie amiche mi invitano, ma penso che sia ancora troppo presto, non me la sento! 
 #Ho rinunciato ad un importante congresso. Non posso farcela, provo sentimenti così forti e penso che gli altri pensano male di me... mi vergogno di quello che mi è successo!
#Come posso dimenticare quello che mi è successo? Non so da dove cominciare... 

Elaborare il fallimento
In relazione a questa modalità percettiva e strettamente ad essa collegata, vi è la propria parte di responsabilità giocata nel fallimento coniugale così come viene sentita.

Quanto posso essere io attivo e  protagonista nell'aver concorso a far fallire le cose tra me e lui/lei o tra noi?

Il fallimento viene elaborato in chiave costruttiva oppure distruttiva sulla base della auto-percezione di fallire:
 ho fallito e non sono fallito; oppure è finita, sono fallito!   
Due diverse facce di una medaglia. Se lo sono, è chiaro che l'auto-percezione tocca profondamente la persona che penso di essere, la mia identità e l'auto-riconoscimento. Se fallisco perché IO fallisco, allora è la mia identità che ne viene colpita.

Se invece riporti la tua esperienza dolorosa a fatti che riguardano una relazione che non ha funzionato perchè:

1) tu e il/la ex  non siete riusciti a trovare soluzioni al vostro problema; 
2) se sei in grado di fare un punto della situazione, facendo auto-critica; 
3) se riesci a scoprire i tuoi punti deboli nella relazione oltre ai punti deboli dell'altro,

riesci a valutare che il fallimento non è della tua persona ma dei comportamenti, atteggiamenti e modalità, comprese le tue e quelle dell'altro che sono state fallimentari!


Dai nostri studi evoluti emerge che una buona prassi di auto-valutazione è da collegarsi alla intelligenza emotiva,  vale a dire che la persona è potenzialmente in grado di valutare il fallimento della relazione coniugale, ricercando le responsabilità e quindi attuando una presa di coscienza di quanta parte abbia avuto nel fallimento stesso!

E' da qui che si deve ricominciare" dalle cadute ci si può rialzare"!
Sviluppando un sano sentimento di fiducia e di speranza in una relazione sentimentale possibile, ma solo a patto che in questo possibile ci sia la visione degli errori fatti e da superare.

Per finire, leggendo le parole di Lao Tzu ( che non è nome proprio, ma sta per "il vecchio" alludendo alle antiche radici della sua conoscenza)


"flettiti e resterai integro, piegati e ti raddrizzerai,
svuotati e sarai colmo,consumati e ti rinnoverai".


Ti interessa particolarmente questo tema? Vuoi approfondirlo?
Puoi inviarmi una mail al mio ind:
annamaria.agnano@gmail.com
oppure entrare nel mio sito www.studioagnano.com per contattarmi direttamente.

AnnamariAgnano



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martedì 8 luglio 2014

AIUTO! IL MIO PARTNER SOFFRE D' ANSIA






















Aiuto! Il mio partner soffre d'ansia!
  
Diffusamente, l'ansia è diventata una condizione problematica che non solo vincola e riduce la vita di chi ne soffre, circoscrivendo i suoi spazi di decisionalità; di impegni ed uscite;influendo sulle relazioni con gli altri. L'ansia vissuta dalla parte di chi vive accanto a chi ne soffre è un' altra faccia del problema e non per questo è meno complicata!
Quello di cui voglio parlarvi in questo articolo, e in modo molto concreto, è come considerare non tanto gli aspetti psicologici di chi l'ansia la" subisce", quanto di che cosa di solito fa la persona il cui partner ne soffre.

Di solito se ne parla... perché "se ti confidi è bene"...
Questa è una delle principali soluzioni che la persona attiva e che agisce all'interno della coppia. 
"Se me ne parli, poi stai meglio" è il messaggio che circola tra i due; "se mi vuoi bene mi devi ascoltare" perché è questo che mi aiuta ad affrontare l'ansia...
La convinzione diffusa nella relazione d'amore è che confidenza ed ascolto siano i criteri di base dell'amore: solo così l'amore si manifesterebbe nella sua pienezza. Certo, in generale, il momento di intimità degli amanti è espressione del loro amore! Non quando però c'è un disturbo d'ansia che, inevitabilmente, influenza la coppia.

Più me ne parli, più l'ansia si socializza.
A ben pensarci, il meccanismo dell'ansia funziona in modo esattamente paradossale. Il parlarne serve proprio a socializzarla:verbalizzarla, trovare le ragioni, spiegare e rassicurare, sono i modi che servono proprio a socializzarla. E questo, paradossalmente la rafforza l'ansia, fissandola.

Se ti ascolto...ti aiuto e se ti aiuto non ce la puoi fare da solo!
Nella situazione di ansia, la persona che ascolta aiuta il proprio partner ed in tal caso, il messaggio immediato che passa è " ti voglio bene, ti amo e quindi puoi sempre contare su di me"
Ma più sottilmente ne passa un altro: tu senza di me non ce la puoi fare. Senza il mio aiuto non potrai mai farcela! 

 Se tu eviti...io sono tuo complice!                               
Chi soffre d'ansia di solito attua una soluzione che serve proprio a controllare le spiacevoli manifestazioni dell'ansia: evitare tutte le situazioni in cui essa si manifesta.Per chi gli vive accanto diventa immediato appoggiare completamente questi momenti e quindi, in tal senso, diventarne complice.Arrivando a proteggere del tutto il partner nei suoi evitamenti!

L'ansia diventa un tratto della relazione
L'ansia definisce due posizioni chiare e rigide: uno sta male e l'altro gli deve aiuto.Ciò implica che queste posizioni li obbliga a ripetere se stessi come gli attori che interpretano la stessa parte sul palcoscenico.
Ma, a ben pensarci, questo ha come effetto che la relazione perda i suoi tratti di luogo-spazio esplorativo di sé all'altro, in cui ciascuno può e deve crescere e la relazione di conseguenza!
Per assumere invece, attraverso la ripetizione dei copioni, la forma di una relazione disfunzionale e rigida.


Alcuni tratti-effetto di tali soluzioni che finiscono con il ripetere schemi ed irrigidire il rapporto, sono: una forma di dipendenza che intreccia questo tipo di legame; il sentimento di rivendicazione e risentimento che la persona, sentendosi intrappolata, trattiene internamente con un'aggressività passiva; o esternalizzata ed attiva, quando può sfociare in conflitto. In tal caso, accusando l'altro apertamente.

La consulenza qualificata di uno psicologo di formazione strategica è in grado di intervenire in questo tipo di soluzioni attuate nel tentativo di risolvere il disturbo di chi si ama e che finisce con l'intrappolare  la loro relazione, facendo anche da amplificatore e causa dell'ansia...


Dr.ssa Annamaria Agnano

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