giovedì 31 marzo 2016




E' POSSIBILE IL CAMBIAMENTO, POSSIAMO CAMBIARE ?

SI! SE CAMBIA LA MENTE...
Sembra uno slogan, un gioco, una fantasia...Ma vogliamo capirci fin in fondo sul cambiamento? Se ci pensiamo bene, in ogni sistema vivente, il cambiamento è continuo: nascita, crescita e morte e trasformazione, in un ciclo continuo e permanente!Avviene nostro malgrado: vogliamo parlare delle rughe? Grande tema, quello, che tocca non solo più la donna, anche gli uomini oggi amano" ritoccare" parti di sé per tenerli "giovani"...Potremmo parlare anche di questo...senonché sorvolo perché mi interessa approfondire una parolina"magica" CAMBIO-MENTE che nel cambiamento viene "giocata". Nostro "bengrado"ci sono cose che possiamo controllare della nostra vita. Che "posso cambiare io"? Lavoro, relazione, luogo, casa, amici?  Ti è capitato? Dolore, paura, ansia e... quel "cambiamento che continuo a rimandare..."Ti capita?
Se il cambiamento lo affronto in modo intenzionale, allora inevitabilmente devo rivisitare i luoghi della mia vita"mentale, affettiva e percettiva", nei quali ogni giorno dalla mattina alla sera; solo o in compagnia; di giorno e ... di notte anche, io abito.Tempi e spazi di vita in cui l'energia si impegna...In quale modo? Quali dialoghi interni; pensieri e sentimenti ci abitano dentro e verso gli altri? 
La nostra intera esistenza, vitalità e progresso sono "tenuti" dalle domande che ci facciamo...Di quale qualità sono fatte le nostre domande? E sono "un' opportunita" per le nostre aree di sviluppo? E' importante che siano "opportune": se non lo sono, allora vuol dire che non abbiamo introdotto la" password"corretta. 
E quelle non opportune non è solo che non passano, in realtà passano e fanno girare a vuoto la nostra "capabilità"(parola che non esiste in lingua italiana senonché, ma che, in sostanza, significa essere capaci di avere e sviluppare abilità); mentre invece alimentano paura ed ansia e lo stesso" ruminio". Cos'é il ruminio se non la "ripetizione", quell'andare a vuoto di sé nel desiderio di un cambiamento, mentre si continuano a fare esattamente le stesse cose, fatti, sguardi e domande, a sé stessi e agli altri intorno o dentro...Quante volte ci si parla dentro sugli altri...sul giudizio che viene dato; sulle aspettative cui non rispondono. Per arrivare inesorabilmente al malessere e allo stress
Eppure stress e cambiamento sono processi che quotidianamente il nostro organismo intelligente ed evoluto attraversa. E' nel cambiamento stesso che ci viene sollecitato uno stress"adattivo", proprio per raggiungere quel cambiamento; inevitabile, perché scritto nel percorso evolutivo che ci attraversa  e  che noi stessi attraversiamo..
Come stanno allora le cose? E soprattutto come devono stare?Dobbiamo continuare a chiederci se cambiare è possibile? O diventa utile ed "opportuno"pensare che se il cambiamento è "naturale" e senza sforzi che non possiamo non reggere, allora la domanda corretta è "è possibile cambiare mente"ossia domande le sguardi; modi di percepire sé e gli altri; richieste ed aspettative?Emozioni e sentimenti? 

Parliamone;)... E continua a seguirmi:)

Puoi scrivermi al mio ind annamaria.agnano@gmail.com


mercoledì 24 febbraio 2016

LA PAURA... CHE FA PAURA?





LA PAURA ...CHE FA PAURA?


Se qualcuno ti chiedesse di attraversare una autostrada bendandoti gli occhi in mezzo alle macchine lanciate, per lo meno gli daresti del folle. O no?
Gli risponderesti che” non ci pensi nemmeno per sogno”, semplicemente perché alla sola idea provi paura per la tua vita...Non è forse così?

La paura è il meccanismo più primordiale che ci ha permesso di proteggerci dai pericoli e salvaguardare la nostra esistenza sul pianeta, sino a qui!

Quando la proviamo, immediatamente non sappiamo perché e cosa ci fa paura, quanto invece la “sentiamo” grazie ad alcuni segnali d’allerta familiari. Il termine che li definisce è “allostatici”, cioè fattori di perdita dell’equilibrio, che avvertiamo con  il battito cardiaco aumentato, il respiro corto... alla gola; la secchezza della bocca, sudorazione delle mani, e quando più forte, la sensazione di svenire.Questo stato viene prodotto in presenza di una scarica di adrenalina che attraverso ciò che ha colpito il nostro occhio o orecchio, viene comunicato all’area limbica,  il nostro "centro emozionale": da qui il talamo riceve i segnali e li passa direttamente all’amigdala (in greco questa parola sta per mandorla). In tutte le situazioni "pericolose" è lei che si accende: attraverso una fitta comunicazione dall’ipotalamo all' l'ipofisi e da questa alle ghiandole surrenali, avviene il rilascio di un ormone, cortisolo,  il nostro "007" che ci "eccita" per combattere o fuggire dalla situazione "pericolosa"che in quel momento siamo chiamati a sostenere. 

Dopodiché, la fitta rete di connessioni tra aree amigdala e talamo; talamo e corteccia con amigdala, produce diversi neurotrasmettitori, dalla dopamina, alla noradrenalina che con l’adrenalina  ci permettono di mettere  a fuoco, di selezionare i fattori dl pericolo che corriamo e di sentirci ”forti” per reggere a quella situazione.

Quindi, di produrre risposte rapide ed intelligenti per resistere a quella particolare sfida che il cervello pensante ed emozionale insieme riconoscono, sebbene subito, l’esperienza percettiva della paura corrisponda ad un sequestro a tutti gli effetti della nostra capacità di ragionare “lucidamente”!
In 12 millesimi  di secondo, la paura sequestra la mente pensante e il corpo, ci paralizza prima ancora di sapere perché e da quale pericolo essa ci protegge.

...continua a leggermi;-)




puoi voler approfondire...scrivimi all'ind. mail annamaria.agnano@gmail.com








domenica 14 febbraio 2016

"MANGIARE" LE EMOZIONI




Pensiamo di alimentarci con il cibo e quanto mai, oggi, tanti differenti stili di alimentazione ci vengono proposti per una vita in salute! E tuttavia, se “siamo ciò che mangiamo” come sosteneva il filosofo Ludwig Feuerbach  data un'unità inscindibile fra psiche e corpo, per pensare meglio dobbiamo alimentarci meglio(1862).
E se, ancora, pensiamo a come la medicina cinese, già 4mila anni fa, considerava l’intestino come  fornace della nostra energia, è bene ricordare che prima di mangiare qualsiasi cibo, noi lo”sentiamo”: entriamo cioè in relazione con esso, attraverso i nostri sensi; con le memorie affettive e “percezioni” che quel cibo  ci attiva. Un cane non sceglierebbe tra una bistecca rossa  o una bianca: noi invece si! 
Scegliamo. E la libertà di scelta è “simbolica”.
Per dirla semplicemente(che tuttavia non significa che è semplice come questo avviene), gli oggetti, le cose ed anche le situazioni e luoghi, li carichiamo di emozioni, sentimenti: pensieri e attenzione. Questo modo di "rappresentare” e "caricare affettivamente" ciò che si conosce, che è soltanto umano, ci porta ad “àncorare” oggetti, cose e luoghi; situazioni con altri e noi stessi. Proprio come un’ àncora. 

 Questa è un’importante premessa se vogliamo affrontare il tema del cibo nel modo più attuale e realistico.

 Le diete fallite, il sovrappeso,le differenti patologie correlate al cibo, 
ne sono l’evidenza.
  Occorre una visione completa della persona e delle relazioni per ripensare all’alimentazione come ad una dimensione relazionale della persona nella sua pienezza di vita.
E di cibo “affettivo” ci “nutriamo”: di emozioni e ricordi; percezioni; pensieri; atteggiamenti; sentimenti e sensazioni: la vita mentale razionale e quella emozionale, che ci caratterizzano come esseri umani. Possiamo nutrirci di “paura”; di “ansia”; di brutti pensieri; di rabbia e risentimento: di emozioni negative.Ma che cosa succede però se cambiamo questo stile in uno “nuovo”? 
E soprattutto, possiamo farlo di cambiare il modo di esprimere la nostra vita interiore e il modo in cui viviamo le relazioni con gli altri?
Come cambiano le cose quando ad alimentare pensieri, modi ed atteggiamenti, anche semplicemente nel quotidiano, con noi stessi e con gli altri, sono le emozioni positive ad avere la meglio e quindi a nutrire la nostra fornace?

Questo é il tema di questa lettura  che vorrei poter considerare con te che mi leggi, come una sorta di diario di viaggio. E non parlerò degli aspetti che riguardano la cura, cosa che faccio ogni volta con il mio lavoro terapeutico.
Infatti, con questo mio contributo, semplicemente, sono spinta a scrivere di quella Psicologia Positiva che molto poco conosciuta, oggi è confondibile con la psicoterapia che cura chi sta male.
 La Psicologia Positiva è interessata a promuovere la salute psicologica ed affettivo-relazionale, occupandosi di temi quali la motivazione, l’amore e  le emozioni positive; la resilienza e l’ attaccamento alla vita;l’ auto-efficacia ed auto-percezione; la ricerca ed attribuzione del senso; la qualità di vita e lo stile espressivo. Temi che abbiamo preso a studiare già da molti anni ormai e che è ora di diffondere a chi, come Te che leggi, vorrà conoscere.

Tutta la nostra esperienza, bella o brutta a cui in questo momento, volendolo, possiamo ripensare,è attraversata ed attraversa la sensazione che 
da essa ci arriva.Affrontare una scelta, risolvere un problema; prendere una decisione per un  cambiamento in un rapporto, nel lavoro rispetto  ad un conflitto che viviamo con qualcuno a cui teniamo o invece, temiamo, ma anche più semplicemente, la scelta di un cibo al ristorante o di un’ attività fisica da praticare!

In tutte queste situazioni, le sensazioni sono il nostro"radar" dal quale “captiamo” ogni cosa. Esse diventano il riferimento per trarre significati; per farci un’idea; per capire o prendere contatto con cose e situazioni con gli altri e con noi stessi.

Se ci pensi bene, qualsiasi cosa di noi parte da una sensazione, gradevole oppure repulsiva, attraente o disturbante, promettente o sfiduciante.

Quella sensazione diventa quindi un “faro” per l'esperienza che faremo oppure che non faremo; per le azioni che intraprenderemo; dei significati che le cose avranno o non avranno; dell’impatto che ne seguirà.
Anche l’impatto stesso, come esito positivo o negativo delle cose, viene incorporato nel nostro ”modo” di dare senso, rispetto alle nostre credenze e convinzioni, giudizi con i quali interpretiamo i fatti e le circostanze, sul successo o fallimento ottenuti.

Le sensazioni spingono l’esperienza percettiva e poi, su questa, costruiamo i modi di dare attenzione, importanza e senso ad ogni cosa che ci succede...o che non succede!
E’ così che ci  “rappresentiamo” e costruiamo le rappresentazioni, come registi che girano sequenze di film; é così che  diventiamo “programmati” e le storie, con i film che in esse abbiamo girato, le nostre rappresentazioni, diventano per noi la realtà: è così che crediamo che esse siano il mondo. 


Vostra AnnamariA

(...Continua a leggermi;-)
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mercoledì 25 novembre 2015

LA MEDITAZIONE PUO' ESSERE UN LINGUAGGIO PRATICABILE PER CHI HA SUBITO UN TRAUMA...?



LA MEDITAZIONE PUO' ESSERE 
UN LINGUAGGIO PRATICABILE PER  
CHI HA SUBITO UN TRAUMA...?


Car* Tutt*che mi seguite,
 ho chiesto a Diego Barcellari, "Maestro Yoga"  del Centro Yoga Orizzonti di Pescarolo di Cremona, di partecipare integrando il mio post sul trauma. Ed ecco il suo caro contributo sulla meditazione...

"Inizio con il dire che la meditazione  è una necessità dell’uomo, come il mangiare ed il dormire, e che se in alcuni luoghi della terra si è mantenuta viva non significa che lì sia nata, anche se è noto che in oriente è più facile incontrare le varie tecniche di meditazione.
Basta osservare i bambini quando si INCANTANO nei loro giochi o recitano cantilene dondolandosi  con un ritmo continuo per capire che è parte di noi. E’ parte di noi come gli elementi che ci compongono: la terra, l’acqua, l’aria, il fuoco….
La meditazione è un passo che ci porta più in profondità verso noi stessi per ricongiungerci con il sé interiore, quello che definirei il vero essere ,  figlio dell’energia celeste che unisce tutti gli esseri e che per un fatto straordinario ci permettere di sentirci individui.
Quando però si rimane troppo lontani dalla nostra origine si perde in consapevolezza Il fisico ( la terra) la mente ( l’aria) , le emozioni ( l’acqua ), e lo spirito ( il fuoco), vengono vissuti separatamente
Per questo con il trauma ci frammentiamo e blocchiamo in quell’evento la continuità della nostra esperienza, definendo quel momento un errore insormontabile: trasformando così il rapporto  con noi stessi; perdendo il contatto con l’origine e ancor più grave, rompendo il rapporto di fiducia che lega l’essere con il sistema corpo-mente-emozioni . E’ così che diventa difficile entrare in profondità ed accogliere quei segnali che ci urlano che qualcosa non va , aprendo la strada  alla disfatta totale.
Ecco allora lo scopo della meditazione: unire questi corpi separati , armonizzarli attraverso il respiro e l’ascolto.Ma non ci si ferma qui,  perché manca un elemento importante , lo spirito, l’essenza del nostro sé interiore , quella particella divina che ha bisogno di comunicare la nostra impronta originaria per la quale siamo nati. 
Qui non centra la religione, di nessun genere. Siamo esseri spirituali che fanno una esperienza materiale, è qui l’origine della meditazione

E quando la nostra natura duale, corpo e spirito, inizia a vibrare in armonia, in accordo con tutte le cellule del nostro corpo, il cervello inizia a produrre onde ALFA che ci portano su di un altro piano.  Ed è lì che incontriamo noi stessi: fermi quasi immobili ; con il respiro appena accennato; la mente rilassata senza pensieri; una pace entra   e si diffonde in noi e quando tutto è ammantato di serenità, nasce una gioia dal cuore . E’ in quel momento che lo spirito si manifesta e noi percepiamo l’abbraccio immenso , il ritorno a casa, percepiamo non più dualità ma unità : non esiste più il bello, il brutto, la gioia , la sofferenza, l’amore , l’odio. In quell’ unità ricomposta, riconosciamo una sola voce, una sola energia. E’ in questa condizione che le preoccupazioni non trovano più spazio, dal momento che  non hanno dove radicarsi perché non c’è materia ma energia, PRANA…
:-) continua...

Diego Barcellari
Insegnante del Centro Yoga Orizzonti:
Naturopata-Operatore Ayurveda-Referente metodo Kousmine

domenica 8 novembre 2015

QUANDO QUEL TRAUMA CATTURA IL PRESENTE



QUANDO QUEL TRAUMA CATTURA IL PRESENTE






Un vero film del terrore che riparte ogni volta rinnovando il trauma. Se la paura provata si riaccende quello che succede è che la nostra amigdala entra in stato di allerta. Per capirci bene, questa è la sede in cui si accende la paura, perché qualcosa di pericoloso sta accadendo:" togliti e scappa...tirati via da qui; oppure, se puoi, affronta il nemico!"E' proprio questo messaggio che da essa ci arriva!

Quando è presente un disturbo traumatico, si riattiva una memoria fresca ed emotiva che avanza 
dal nostro "archivio emozionale "come quella tremenda scena o sequenze di quel film!
 Come spiegarci quello che avviene in un'esperienza traumatica? Chi l'ha vissuta sa soltanto che arrivano flashback di quei momenti terribili che invadono il presente, spazzandolo via. E si ritorna esattamente a quei momenti, istantanei ma furibondi: con le sensazioni di perdita di controllo, paura segnalata da sintomi fisici: dalle palpitazioni,con  il respiro corto;attanagliati dalla sensazione di non poter controllare più niente e di non sapere che cosa succederà senza poterci fare  niente. se non risentire quelle sensazioni già provate.Che non si vorrebbero più, ma dalle quali è impossibile sfuggire!

Chi ne soffre deve però sapere come funziona questo "circuito", perché è questo il primo passo verso la possibilità di superare il trauma.


A tutti noi sarà capitato di vedere un bicchiere frantumarsi dopo che ci è scivolato dalle mani...

Ecco! Immaginiamoci proprio che quando succede il trauma, le informazioni che il nostro cervello riceve attraverso il Talamo, (area che riceve stimoli visivi ed uditivi , trasmettendoli poi alla Neocorteccia dove verranno elaborate in modo completo), passano direttamente, attraverso una via bassa, istantanea,  all'amigdala. Una centralina  d'allarme che segnala il pericolo, facendoci sentire la paura. Le informazioni che dovrebbero perciò essere immagazzinate da Ippocampo, il cui compito è quello di collocarle in modo organizzatissimo, appunto in una sorta di magazzino della "memoria", vengono disperse, invece!. Ed esso  perde colpi, sotto il rilascio di cortisolo, ormone dello stress che in quel momento, non riesce più a regolare . Ed è' così che entra in tilt!
E' ancora così che si frammenta l'esperienza; predomina la paura che "ferma" le scene; e registra gli elementi terrorizzanti: una registrazione fedele che si ripresenterà ogni volta dal momento che quel trauma si è fissato nella nostra memoria. Diventando un passato che irrompe spazzando via il presente, appunto.

Cosa fare? Intanto, cosa si può fare!

 Intervenire in questa situazione, che apparentemente sembra, ed è sentita, come senza uscita. Invece se ne può uscire. Diversi i livelli di approccio:attraverso la terapia breve strategica si può accedere a quel vissuto e ricomporlo. 

A livello psico-fisico ci sono tecniche integrate: attraverso una "presa di consapevolezza" sulle modalità naturali che il nostro corpo e cervello ci dispone.Noi addetti ai lavori le definiamo "coping": risorse vere  e proprie, pronte per essere abilitate attraverso modi innovativi di affrontare i contenuti dolorosi traumatici, suscitando così la condizione di RESILIENZA. 

Uno dei più efficaci coping è l'attività fisica: nel rapporto con la natura, il corpo e la sua esperienza percettiva e propriocettiva si realizza in tutto il suo impatto pieno;pensiamo che la semplice camminata veloce produce effetti del tutto simili ai più potenti antidepressivi ansiolitici. Induce aumento di BDNF (fattore nervoso di derivazione cerebrale, F.Bottaccioli 1998). Per intenderci, questo vuol dire che semplicemente camminando a passi veloci, guardando l'orizzonte e respirando "inspirando di naso ed espirando con la bocca", il nostro cervello funziona al top: migliora la sua plasticità; aumentano i fattori protettivi e l'attività ippocampale. Quindi, proprio quell'area stressata, viene "naturalmente" potenziata rigenerandosi. E tutto questo, semplicemente mettendo in moto il nostro corpo in un ambiente quanto più naturale( percorsi ciclabili; parchi ed in presenza della natura.) La frequenza e regolarità sono condizioni necessarie: infatti se non tutti i giorni, abbiamo osservato che i tempi utili sono almeno 4- 5 giorni.


Altra interessante attività di integrazione è la meditazione. E qui chiederei al mio stimato amico,Diego Barcellari, Maestro Yoga ed Ayurveda del Centro Yoga Orizzonti di Cremona, di raccontarcela prossimamente, approfondendo la conoscenza di questa "disciplina".


Continua a seguirmi:-) 


E se mi vuoi scrivere, la mail cui dovrai riferirti è: 

annamaria.agnano@gmail.com







mercoledì 14 ottobre 2015

VIVA LE NONNE...E LE NUORE NEO-MAMME




VIVA LE NONNE...E LE NUORE NEO-MAMME
Perché fidarsi di loro?
Oggi, una nonna mi ha raccontato che sua nuora, da due giorni neo-Mamma di una meravigliosa  bambina, è molto preoccupata perché la piccola si addormenta e non mangia come dovrebbe  secondo le regole del corso pre-parto. La nonna ricorda che ai suoi tempi, solo ieri per  intenderci, il sonno era considerato un cibo. A tutti gli effetti!
Saggezza popolare o saggezza"scientifica?

QUANDO LA SAGGEZZA E' CONOSCENZA "BEN INFORMATA".

Il Sistema Limbico, di cui vi sto parlando perché possiate farlo diventare il Vostro più grande amico,  contiene un'area grande come un pisello che pesa 4 gr. e si chiama Ipotalamo: una stupefacente parte di questo sistema. Tanto che viene detta" secondo cervello". Ne parlerò ogni volta, quanto basti perché entri nella vostra giornata!    

Lui è il vero responsabile che regola fame, sonno, veglia, calore e pressione, crescita. Emozioni.  Senza di lui non ci saremmo adattati all'ambiente così come abbiamo fatto sino ad oggi, come gli esseri più adattivi e capaci di  risposte "INTELLIGENTI" .
E' lui, l'Ipotalamo, che ci regola l'equilibrio; che ci sveglia e ci fa dormire; mangiare; sentire la sete; fare sesso; senza di lui che controlla, saremmo come serpenti, a sangue freddo. E non credo che ci sarebbe da divertirsi...Questa è una bella notizia per quelli che lamentano sfortune di genere... capite che Vi poteva andare anche molto peggio? 

Le mamme, perciò, soprattutto quelle la cui Neocorteccia reclama il diritto di conoscere come gestire i loro piccoli cuccioli,  devono sapere e fidarsi delle giuste informazioni delle loro Nonne sagge. Ancora una volta , se Sistema  Limbico e Neocorteccia vanno a braccetto e fanno salotto, le Mamme sono serene; le loro creature stanno bene e crescono...E Le Nonne? 
Quelle sagge possono dirsi soddisfatte perché le loro nuore sapranno fidarsi di loro quando le tranquillizzeranno.
Perché se la piccola non si sveglia per mangiare, lei,la mamma potrà cogliere quel tempo per pensare a se stessa; leggendo un buon libro; o guardandosi un film...o qualsiasi altra cosa piacevole. Anche dormire.E se le cose poi dovessero mettersi proprio bene, se nei paraggi ci fosse anche il neoPapà, sarebbe ancora lui, il nostro Ipotalamo con i suoi neuroni a stimolare il rilascio degli ormoni sessuali...mentre le manovre emozionali ed il corpo saprebbero bene come condurre il gioco erotico.
Niente male, che ne pensate, neo-Mamme e neo-Papà. Non è ora di godersela?

In tutti  questi casi, la Neocorteccia sa trovare i modi per distendersi ( senza tendersi) lasciando fare all'Ipotalamo ed al Sistema Limbico il suo corso. In piena sintonia con lei.  
E quando sarà ora,  la piccola, grazie all'ipotalamo  "si sveglierà "urlando per la "fame"; mentre la mamma, potrà continuare a procacciare il latte giusto per la" prole"! Perchè il controllare è lì, vigile  a stimolarne le sue ghiandole mammarie; oltre che, rilassata dall'ossitocina,(che produciamo quando siamo sotto l'effetto dell' 'amore e in stato di relax)
 e dalle cose piacevoli che si è concessa e che le fanno effetto, dandole uno stato di benessere, lei, imparerà a sentire e riconoscere l'allattamento come magico momento da vivere...

Se conosci, l'ansia la eviti! E te la godi, la vita... 

Scrivimi se vuoi farmi domande al mio ind: annamaria.agnano@gmail.com

venerdì 2 ottobre 2015

COSA FARE QUANDO ABBIAMO UN PESO SUL CUORE?





COSA FARE QUANDO ABBIAMO UN PESO SUL CUORE? 


Questo il quesito che mi è stato posto come tema di una conferenza. Per prima cosa, mi sono immaginata di considerare con le persone che incontrerò che "se ci poniamo una simile domanda " siamo consapevoli che ci sta succedendo qualcosa. "Se conosciamo" allora vuol dire che è la nostra Neo-Corteccia che ce lo suggerisce. Siamo consapevoli e sappiamo di esserlo! E nella nostra percezione di saper rispondere a tutte le altre domande che ci siamo fatti sino ad oggi, sentiremo di avere la fiducia necessaria per trovare soluzioni altrove, e ancora! 

La Neo-corteccia sa trovare soluzioni: 
è logica e sa cavarsela...Studia le mappe; sa navigare ed esplorare e conoscere. Di tutto: dalla logica alla fisica; dalla psicologia agli scacchi con cui ama giocare! Però, poiché è brava a controllare, può anche eccedere nel controllo e se questo succede, allora chi ne soffrirà sarà il nostro Sistema LimbicoChe, se succede, ci manda in ansia e distress: meglio evitarli, perché "ci infiammano"e abbassano il nostro Sistema Immunitario.  E allora rischiamo disturbi e malattie, anche serie, se non viene interrotta la fonte dello stress!

C
hi è il Sistema  Limbico?
 Proviamo a seguire di nuovo la domanda d'inizio del "peso sul cuore": ecco, il Sistema limbico a proposito di chi è, è quello che si occupa del dolore cardiaco se in quel momento vi è un danno a  carico del cuore ; e come ce lo segnalerebbe? Con il dolore che ci permetterebbe di allertarci, correre al pronto soccorso e salvarci la vita, se fossimo in una simile situazione. Riuscendo a sentire meno dolore grazie alle endorfine ed  encefaline , gli analgesici(oppioidi) che vengono rilasciati in situazioni in cui appunto insieme alla Neocorteccia, il Sistema Limbico deve occuparsi di farci arrivare nel più breve tempo possibile al  pronto soccorso!  Questione di morte o di vita... 
Il Sistema limbicoper intenderci, è quello che ci dà un messaggio istantaneo: "togliti dalla situazione in cui sei e stanne alla larga!"
Il Sistema limbico ci  segnala le emozioni la paura e la rabbia, quando siamo in una situazione di pericolo e dobbiamo scappare o lottare. O lo stress ,  se stiamo affrontando  o dovremo affrontare un cambiamento. O semplicemente se abbiamo sonno o una fame da lupi! E di sesso!  O se sentiamo freddo o troppo caldo: e senza saperlo noi, è lui ad occuparsene. (L'Ipotalamo, che fa parte del Sistema Limbico, è un'area grande quanto un pisello, e lì si esprime la più elevata capacità di autoregolazione: battito cardiaco; pressione; zuccheri ematici;  temperatura).
Oppure l'amore che sentiamo  verso i nostri piccoli , le coccole che riserviamo loro; la protezione nei loro confronti. (Ossitocina è l'ormone che esso produce in queste situazioni e senza che noi lo sappiamo! ) Mentre è la NeoCorteccia a farcelo sapere l'amore, ne siamo coscienti : ne parliamo e conversiamo con gli amici. O lo dichiariamo alla persona amata. Sapete di che sto parlando, vero?
 Lui, il Sistema Lmbico, invece, opera senza di noi e bene anche. Se non gli impediamo di fare le cose che deve: proteggerci:allertandoci con l'adrenalina necessaria a farci scappare o affrontare la situazione pericolosa! Per poi saperci concentrare e superare il pericolo grazie alla noradrenalina e dopamina, neurotrasmettitori con cui è in grado di alzare la soglia percettiva. Rendendoci più abili ad adattarci e a risolvere problemi in modo innovativo e creativo.

Se Neocorteccia e Sistema Limbico 
sono in sintonia il nostro orizzonte è garantito. Possiamo dirci felici, ricchi ed in salute: anche se il nostro meccanico ci informa che il guasto alla macchina è la frizione da cambiare; e se il nostro collega non è collaborativo. E se poi Voi dovete prendere una decisione per la svolta della vostra vita, beh, potete dormire sonni tranquilli! Sarà la loro collaborazione, a farvi decidere per il meglio. Persino se si tratterà di decidere di smettere di pagare l'affitto e decidere di chiedere un mutuo in banca.Con i tempi che corrono? Fidatevi della loro decisione ! Ché è la meglio...  

Continua...  :-)

Dott. Annamaria Agnano

Psicologa, Psicoterapeuta, Sociologa.