lunedì 9 settembre 2013

SPECIALE POST PERCORSI D'AUTUNNO


        LA PALESTRA DELLE EMOZIONI                                                                                                                     PRESENTA

        PERCORSI D'AUTUNNO



LA PALESTRA DELLE EMOZIONI, 
quest'autunno, apre 3 diversi spazi dedicati a temi della dimensione emotiva che coinvolgono la vita e gli eventi di vita, che noi psicologi definiamo"eventi life", mutuando il termine inglese life che vuol dire vita.

MENO  PAUSE IN MENOPAUSA
Che cosa significa per una donna entrare in menopausa?
Le percezioni e le sensazioni, imprevedibili e destabilizzanti di questa fase, come influiscono sulla vita emotiva e fisica e sulle relazioni con gli altri?

Meno pause… in menopausa”  è un percorso della Palestra delle emozioni, che si propone di esplorare come, una condizione, in tal caso, la menopausa, spesso percepita come “stressante”, possa portare ad una “riscoperta” intima e non solo, verso risorse nuove di sé.
Diversi interventi integrati di Psicologia dello sviluppo, Fitoterapia e Floriterapia,  promuovono un riequilibrio emozionale-energetico.  



LE EMOZIONI IN PALESTRA
Subirle come sensazioni violente o dirigerle come forza interiore?
Cosa sono le nostre emozioni? Come le conosciamo? Qual è il loro linguaggio?
La palestra delle emozioni è un luogo fisico attraverso il quale esplorare il proprio campo emozionale, per accrescere la consapevolezza di sé e l’intelligenza emotiva.


AMARE CON RESILIENZA 
Innamorarsi, amare. Tutto avviene così semplicemente, all'inizio le cose sembrano perfette...
fino a quando i primi contrasti, il conflitto e le differenze che prima sembravano una meraviglia, poi diventano ostacoli insormontabili! 
AMARE con RESILIENZA traccia un percorso innovativo sull'amore, per scoprire quanto il pregiudizio e i vincoli culturali, linguistici ed anche fisiologici, possano ostacolare il nostro naturale percorso d'amare. D'altra parte la resilienza, condizione per noi naturale, ci rende abili e capaci ad amare. COME?



Tutte le informazioni relative ai
PERCORSI D'AUTUNNO
saranno disponibili attraverso posta mail
al mio indirizzo annamaria.agnano@gmail.com


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del 07 Marzo 2001. Inoltre le immagini pubblicate sono quasi tutte tratte da internet e valutate di pubblico dominio. Qualora il loro utilizzo violasse diritti d’autore scrivete una mail al seguente indirizzo annamaria.agnano@gmail.com e le immagini in questione verranno immediatamente rimosse.










domenica 8 settembre 2013

LIBERIAMOLE PAROLE RESPONSABILITA': PROFEZIA, COLPA O ABILITA' DI RISPOSTE CREATIVE E PIU' INTELLIGENTI?

SPECIALE LIBERIAMOLE PAROLE 

Responsabilità: profezia, colpa o abilità di risposte creative e nuove?

 Ben ritrovati e benvenuti, Cari amici, in questo mio spazio " della parola riscoperta o da riscoprire". Stavolta, a breve distanza da questo luogo che ho pensato( e che Vi metto a piena disposizione, potete utilizzarlo quando e come volete!) al fine di "togliere le zavorre" del pregiudizio e del giudizio" che concorrono a togliere senso; a svuotare; a snaturare la parola. Per quanto essa, la parola, possa essere bella, lieve e nutrimento del nostro vivere!

Oggi ho pensato alla parola "responsabilità"
Cosa è diventata questa parola?! Volete seguirmi? proviamo insieme... 
Ovunque, nei luoghi delle relazioni, dal lavoro, alla vita privata; nel silenzioso dialogare con noi stessi, piuttosto che nel peso che" l'altro ci butta addosso come macigno"; nel giudizio sociale che condanna senza appello, essa viene confusa ed anche strumentalizzata, nei luoghi dove a ben altro dovrebbe servire! Asservita a disegni che la violano, "responsabilità" viene privata della sua bellezza e potenza! 

Vorrei invece riscoprirla insieme a voi, ci proviamo?  
Potremmo fare un salto nel mito e ricordarci delle abilità profetiche, i responsi, della sacerdotessa Cassandra: Apollo, innamorato di lei, le aveva dato 
il dono della profezia in cambio del suo amore. Ella, però, lo ingannò, rifiutandosi dopo essersi promessa ed allora, il dio la punì con una maledizione: le sue profezie non sarebbero state mai ascoltate. Giudicata, quindi, folle portatrice di sventure, Cassandra venne isolata da tutti!

Su questo precedente, ricorrere al mito sarebbe deleterio: se fossimo capaci di responsi profetici... allora per noi sarebbe una vera sventura.
Rischieremmo l'isolamento, perciò lasciamo il mito e proviamo un'altra pista, quella della visione religiosa cattolica cristiana: qui, la parola responsabilità diventa senso di colpa:essa è affermazione di responsabilità intesa come segno esattamente di verità con se stessi; indica un senso di coerenza con il proprio mondo interiore. E'assunzione di colpa, la coraggiosa affermazione di responsabilità da parte dell’individuo.

Anche questa dimensione religiosa e del tutto privata, ci porta lontano! In questo senso, la colpa coinciderebbe con la mancanza di coerenza e quindi di disattesa della verità con se stessi e, quindi, di mancata responsabilità.Dovremmo pensare che mentire a se stessi, mancare di consapevolezza, costituisca una mancanza di verità e quindi una colpa! La complessità dello sviluppo relazionale, l'ambiente in cui cresciamo, le credenze e cultura in cui gli umani sviluppano atteggiamenti e comportamenti e gli effetti sulle capacità di stabilire relazioni sane e adeguate,ci obbliga a uscire da questa spiegazione riduttiva che esclude tutto ciò.
La consapevolezza di sé, dei propri limiti e del proprio valore, al massimo, potrebbero farci pensare a delle abilità e non a delle colpe!

E poi, cosa ci sarebbe di nuovo in una riscoperta di tale parola"responsabilità", se già questo accade nella nostra cultura attuale e nel nostro modello sociale?A prescindere dalla dimensione religiosa!Il senso di colpa, riversato nelle relazioni sociali interpersonali, è davvero diventato espressione di dolore e smarrimento. Non lo attestiamo, forse, nelle attuali situazioni dei conflitti interpersonali? L'uccisione delle donne da parte degli uomini; la distruzione di famiglie da parte di un individuo spaccato, che poi tenta di farsi fuori o ci riesce; La vendetta personale di uno attraverso la rabbia esplosa contro l'altro, nelle separazioni da guerra, dove i figli possono diventare invisibili!Quante volte succede?
Nel senso di colpa troviamo l'umiliazione e la rabbia, quindi l'odio e la vendetta, perpetrata e realizzata. Ed esposta, resa pubblica, rispetto alle coscienze incantate!
Quale scoperta sarebbe? 
Quale altro nuovo senso comune possibile e vitale, dunque?

Semplicemente, allora, io vorrei cercarla nella nostra dimensione laica di cittadini di mondo;esseri sociali del sistema a cui apparteniamo.E quindi è così che  vorrei riconsiderarla, questa parola! Spogliandola di carichi altri e riducendola, essenzialmente,  ad un concetto di sviluppo psico-sociale: respons-abilità intesa come abilità di risposta ai propri potenziali di crescita. A dire che, ciascuno di noi si porta dalla nascita, sin da subito, un patrimonio di potenziali e che, questi, possono crescere e crescono, nella forma di abilità di risposte: permettendoci di diventare, quindi, più creativi, più innovativi ed intelligenti rispetto a quanto prima si è stati. 

Anche il premio Nobel per l'economia, Amartyia Sen, sostiene la necessità dello sviluppo delle potenzialità umane, come basilare per vivere una vita completa.
In particolare, questo autore riprende un termine che in psicologia sociale si chiama "capabilità" e teorizza sullo sviluppo delle capabilità, intese come abilità in azione(come sviluppo dei potenziali e avrò modo di approfondire questa "teoria delle capabilità" in un post prossimo dedicato).

E, naturalmente, questo di ampliare le abilità di risposta, non è solo puro esercizio individualistico: l'abilità tocca le relazioni con gli altri. Porta scambio con gli altri, perchè ciascuno di noi "è" nel gesto sociale, che diventa perciò "oltre me sociale". Pertanto, responsabili di sè, più abili di sè, include un'abilità anche verso gli altri e nelle relazioni con gli altri. 
E come tutte le abilità, deve essere praticata: come quando andiamo in bicicletta. Come abbiamo appreso ad andare in bicicletta? Lo ricordate?

L'equilibrio lo abbiamo come nostra capacità naturale: è stato automatico, mentre apprendevamo a coordinare i diversi gesti dei piedi e delle mani, ritrovarci a pedalare rimanendo dritti e senza cadere! Invece, conoscenza, applicazione, metodo sono stati un processo di apprendimento. 

Ed apprendere a diventare più intelligenti, lo possiamo promuovere in qualsiasi momento!Questa è una bella notizia...non pensate?




Vi lascio ad un Vostro commento. Al contributo che vorrai scrivere.

A presto. La Vostra AnnamariA





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lunedì 2 settembre 2013

RIFLESSI DI PSICOLOGIA QUOTIDIANA: RESILIENZA E FELICITA'


RIFLESSI DI PSICOLOGIA QUOTIDIANA
RESILIENZA E FELICITA': MA IN FONDO ESISTE UN SEGRETO PER LA FELICITA'? 3a parte

Cari Amici, eccomi a questa ultima 3a parte del tema sulla resilienza  e felicità che ha a che fare con l'intelligenza emotiva.  

Gli ultimi anni della ricerca nel campo della intelligenza, lo psicologo americano H.Gardner ha parlato di intelligenza multipla, mentre D.Goleman ha ben sviluppato il concetto di intelligenza emotiva. La resilienza corrisponderebbe proprio ad una sviluppata intelligenza emotiva, che è un tipo di intelligenza sociale. 
La Cosa sorprendente ed interessante  di questi risultati, come dire,  rivoluziona il concetto di carattere, per promuovere, invece, al suo posto, quello di caratteristiche: questo significa, cioè, che ciascuna persona nell’arco del suo percorso formativo e di sviluppo relazionale nell’ambiente,  ed interagendo nelle relazioni , arriva a sviluppare appunto delle caratteristiche o abilità relazionali  più spiccate, che conducono ad una intelligenza emotiva  come sopra descritta. 
Queste modalità resilienti sembrerebbero proprio predisporre ad un atteggiamento aperto e gioioso, dal momento che nella soluzione ai problemi tenderebbero ad aumentare risposte più creative e diverse; tenendo bassa l’ansia e la tensione, sia personale sia nel rapporto con l’altro. Inoltre, poiché queste abilità sarebbero frutto di risposte apprese nel corso della storia personale, attraversata dalle relazioni e dal linguaggio, sia verbale, sia non verbale, tali caratteristiche possono essere appunto sviluppate. 

Una bella notizia che dalla ricerca più recente ci arriva è relativa all’apprendimento evolutivo e permanente:   il suo risultato è che noi impariamo sempre, nell'intero corso di vita. Ed un altro campo, molto affascinante, si apre alla nostra immaginazione e scoperta: quello dello sviluppo dei potenziali. Il nostro potenziale di sviluppo è veramente molto, molto alto e si presta, nella sua plasticità, ad essere dinamico, cioè sempre in un processo vivo e in itinere.

La resilienza potrebbe essere considerata felicità?
Di recente, un convegno internazionale sulla felicità, tenutosi a Roma, ha aperto questa via: dalla medicina alla psicologia, alla filosofia, alla sociologia, la medicina sta sempre più aprendosi al confronto con queste discipline. Considerando, quindi, la salute e la prevenzione all’interno di processi umani che vanno oltre la genetica, e si aprono, invece, alla cultura ed ai modelli sociali entro cui si sviluppano i comportamenti, compresi quelli della salute e della malattia. Sembra, sempre più chiaramente, che ciascun essere umano non ha bisogno di perseguire la felicità, perché ciò è impossibile! O meglio, se chi di noi si aspettasse di trovare la felicità attraverso un percorso di benessere, ricchezza, bellezza e perfezione (ahimè!), si troverebbe nella più totale disperazione: la ricerca della felicità sarebbe illusoria e deludente. E qui avanza un concetto rivoluzionario, eppure essenzialmente molto semplice: basta invertire le due affermazioni! La felicità della ricerca, ossia un percorso di profondo interesse per la vita, la curiosità ad esplorarla ed a esplorarsi come persona ed essere umano calato nel suo ambiente, sarebbe esso stesso una condizione di felicità. E per meglio dire di resilienza.
 
Mi lasciate un vostro commento di lettura di questo tema? E' nuovo questo argomento o avte avuto modo di conoscerlo?
Aspettando vostri contributi, vi saluto.
A presto!
La Vostra Annamaria


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venerdì 30 agosto 2013

RIFLESSI DI PSICOLOGIA QUOTIDIANA RESILIENZA E FELICITA'

RIFLESSI DI PSICOLOGIA QUOTIDIANA
RESILIENZA E FELICITA': MA IN FONDO ESISTE UN SEGRETOPER LA FELICITA'? 2a parte



Dall’adattamento alla resilienza           


E’ proprio a questa condizione di tolleranza nel percepire lo sforzo, che noi Psicologi riferiamo la resilienza, che rappresenta la modalità con la quale siamo in grado di sostenere ed affrontare la dura prova o situazione pesante che ci capita, senza esaurire la nostra forza ed energie. Rimanendo, come si dice negli ambiti della ingegneria  o della fisica, plastici  come accade per i sistemi antisismici quando avviene un terremoto. 
Resilienti sono  quelle modalità negli atteggiamenti, comportamenti, linguaggio interno ed esterno;
l’approccio mentale ed emotivo, con cui ciascuno di noi affronta le avversità della vita per le quali ci si deve adoperare per risolvere e cambiare, uscendo da quella situazione. 

Il linguaggio e la lingua sono profondamente  interagenti con la resilienza: infatti il linguaggio e la lingua che sono delle rappresentazioni, influenzano e condizionano fortemente l’esperienza stessa . Ad esempio, nella nostra cultura occidentale siamo convinti profondamente che la parola calma significhi staticità, ma ad esempio nella lingua orientale essa significa cavalcare con fermezza i mutamenti.


Se dovessimo tradurre” resilienza”  potremmo pensare ad alcune modalità con cui ci esprimiamo ossia ascoltare, provare empatia e vicinanza con gli altri intorno a noi; provare interesse e curiosità; collaborare e condividere; trovare risposte e soluzioni nuove e  creative; sapersi accollare la responsabilità degli errori ed insuccessi senza imputare ad altri la responsabilità , sapendo fare autocritica costruttiva.


La resilienza corrisponde ad una modalità di risposte creative, per le quali sembra proprio che la persona riduce il suo livello di stress,  combattendo  in modo  meno rigido e schematico( che corrisponde alla resistenza)  cioè plastico (per meglio seguire il termine usato nella fisica piuttosto che in ingegneria dei materiali; o nella Teoria dei sistemi sociali) con gli eventi  drammatici che vive, attraverso quelle che vengono definite vere e proprie competenze o abilità relazionali. Una tra le prime, è la capacità di provare un vero interesse per gli altri, mettendosi a loro disposizione  ed al loro ascolto; riuscendo a sintonizzarsi e  sentire le loro emozioni; con una tendenza comunque a dichiarare i loro bisogni, trovandosi quindi a rispondere alle tensioni e agli urti che nelle relazioni si possono facilmente presentare, i in modo da ridurre il conflitto.

Nella resilienza troviamo anche una propensione a collaborare con gli altri riuscendo a lavorare in gruppo: a cooperare. Per darvi un’immagine chiara della cooperazione, provate a pensare ad un alveare, o al percorso delle formiche verso il loro formicaio mentre trasportano particelle di cibo. Vi è successo di osservarle?
D’altronde, molta ricerca ci arriva proprio dal mondo degli animali( studi di etologia comparata) che meglio ci aiuta a comprendere quello umano e dei comportamenti, individuali ed interpersonali dei gruppi. 

Anche stavolta qui mi fermo, per una migliore lettura e comprensione del tema, che spero vi interessi molto!

Aspettando vostri commenti, Vi saluto!


A presto 
La Vostra Annamaria





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giovedì 29 agosto 2013

RIFLESSI DI PSICOLOGIA QUOTIDIANA - RESILIENZA E FELICITA'?


RIFLESSI DI PSICOLOGIA QUOTIDIANA

RESILIENZA E FELICITA'…Ma in fondo, esiste un segreto per la felicita? 
1° parte


Perché due persone reagiscono in modo diverso rispetto allo stesso evento drammatico o difficile che  si trovano a vivere? Che cosa interviene o condiziona le loro differenti reazioni e stati d'animo? Ve lo siete mai chiesto? Nel nostro percorso evolutivo attraverso i millenni, ci siamo attrezzati, per cosi ì dire, adattandoci  al nostro ambiente e sopravvivendovi. 

Non e’ stato forse così per i nostri antenati precursori che hanno dovuto affrontare condizioni estreme? Modificando  le loro abitudini e cambiando anche ambiente, perché quello in cui avevano vissuto fino a quel momento non era più sicuro, o non garantiva loro condizioni di sopravvivenza ! 

Se approfondiamo cosa  è successo nel corso di questa evoluzione, scopriamo che abbiamo costruito una soglia di adattamento, ossia siamo diventati capaci di “allarmarci” in situazioni di difficoltà; oppure ogni volta che il nostro equilibrio raggiunto viene messo alla prova da qualsiasi cosa ci succede(situazioni esterne o interne al nostro organismo che possiamo qualificare come stress). E in queste situazioni di squilibrio, siamo in grado di allertarci. Infatti, è proprio questo che accade dentro di noi, scatta un meccanismo di allarme: il cuore si accelera, il respiro affannoso, e, tutti noi,  sappiamo cosa accade in quei momenti. Un piccolo e semplice esempio. Vi sarà successo almeno una volta, d’improvviso, mentre state guidando, un gatto, ad esempio, ( e non necessariamente deve essere nero!) vi si para davanti e voi, all’ultimo istante, fate una rapidissima manovra di sterzo per evitarlo! Vi ricordate quella specie di vuoto che vi sale allo stomaco? E’ l’adrenalina: l’allarme rispetto al quale vi si accelera il ritmo cardiaco ed il respiro sembra diventare corto, sudate!  Vi trovate, quindi, in uno stato di totale vigilanza(detto stato di lotta o fuga) e siete pronti ad affrontare quella situazione; così, i vostri sensi allertati vi fanno fare qualcosa di preciso, di rapido. Dunque sterzate per evitare il gatto…Dopo di che, lentamente il vostro cuore decelera, anche il respiro e l’intero organismo  abbassa le sue risposte.  E voi, riprendete tranquilli la  vostra guida.

La soglia di adattamento, dunque, ha una caratteristica ereditata attraverso l’evoluzione della specie umana. Poi, però,  a determinarla ci pensano lambiente nel quale cresciamo, la nostra storia personale e le modalità con cui noi stessi interagiamo con il nostro ambiente. Per cui impariamo a reagire attraverso capacità più o meno sviluppate di risposte emotivo-cognitive, che possono essere di resilienza o di resistenza: tradotto, ciò vuol significare che sviluppiamo una soglia di tolleranza alla frustrazione, condizione di percezione dello sforzo che  si deve compiere nella situazione che si sta affrontando al momento in cui essa viene percepita come allarmante.


Mi fermo a questa prima parte. Aspettatemi presto per la seconda. 
Intanto, Vi siete riconosciuti nella situazione alla guida? Vi è successa la stessa cosa o qualcosa di simile?

Lasciami un tuo contributo-commento.

A presto 
La Vostra Annamaria





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martedì 20 agosto 2013

SPECIALE POST LIBERIAMOLE PAROLE



SPECIALE "LIBERIAMOLE PAROLE"


Cari Amici che mi leggete (e seguite?) Questo speciale post sarà a Vostra cura, stavolta. Almeno lo spero!
La mia idea è quella di richiederVi di partecipare allo spazio "LIBERIAMOLE PAROLE" con una Vostra parola da proporre.
Quale parola vorreste liberare? E Tu, quale parola proponi da "riscrivere"?
A quella parola dedicherò lo spazio di approfondimento,  condividendolo con te che hai partecipato e con tutti gli altri amici che leggeranno; a loro volta, Essi potranno aderire con una parola da portare.
Per condividere una riscoperta:rivalorizzare, suscitare, rimuovere, dare energia ed anima; per riappropiarci di un comune "senso" che corrisponda ad un"sentire"condiviso.

Vi aspetto. Aspetto la tua partecipazione per condividere questo spazio "Nostro" di "LIBERIAMOLE PAROLE".

A presto dalla Vostra AnnamariA 





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lunedì 19 agosto 2013

RIFLESSI DI PSICOLOGIA QUOTIDIANA- LIBERIAMOLE PAROLE

RIFLESSI DI PSICOLOGIA QUOTIDIANA

LIBERIAMOLE PAROLE : POESIA

Ben ritrovati carissimi, fedele all'impegno preso con "liberiamole parole"del 18 Luglio scorso, eccomi a Voi!
Oggi, per radio, ho ascoltato un autore italiano che commentava un suo scritto a proposito della poesia, riferendosi a poeti italiani e stranieri. Mi hanno colpito le sue parole, ispirandomi a riportare la parola POESIA nello spazio "LIBERIAMOLE PAROLE".
 Poesia, di derivazione greca (il termine deriva dal verbo greco poièo, che significa «fare, produrre»), può essere definita infatti, come arte di produrre composizioni verbali. Io qui mi voglio ricordare di come la percepiva la  poetessa Alda Merini "...la poesia fa la vita, riempie magari certe brutte lacune, alle volte anche la fame, la sete, il sonno". Con tutta l'ammirazione e ben lontano da alcun confronto con la poetessa, è in questo senso che la parola poesia vorrei ripensarla come luogo nel quale tutti noi, adolescenti, innamorati, disperati e mai poeti, abbiamo composto poesie. Riempendo ciascuna parola poetica di dolore o di amore, di risentimento o di pena; oppure, ancora, di speranza. Scrivendola in una notte di luna, davanti ad un fuoco, in riva al mare; dopo una notte d'amore, o in un deserto di solitudine; o nella mente, con lo sguardo estatico dentro ad un paesaggio paradisiaco! Dove, ancora? Lo ricordate Voi? 
A cosa ci serve fare poesia?  A ricercare nella parola i sentimenti, ad esprimerne la forza e l'energia. Ad imprimerle! A decantare passioni, a fermarci, rapiti, alla meraviglia; a liberarci dalla razionalità per creare giochi ed assonanze; contrasti e forzature; ridondii e rimescolii. Ad inventare, sbizzarrirsi; a dilatare e distorcere, esagerare, ripetere, con licenza parlando, ossia autorizzati a trasgredire! E a sognare senza dormire! Straordinario, vero? Ricordandocelo ogni volta, quel sogno, e tutti gli altri che abbiamo sognato. Cosa rara, no?
Pertanto, dunque, vigili ed accorti, da questo momento in poi, quando ci ricorderanno che un poeta ha talento!  "Vero"- penseremo- ma la poesia non richiede talento, perchè il talento è del poeta, e la poesia, invece, è di tutti! Tutti  noi possiamo fare poesia, senza diventare poeti. Così, anche,  dovremmo ricordarlo a chi dice cose stereotipate come" non  si vive di poesia"..." ma questa è pura poesia!"; "quello vive di poesia."; "con la poesia non si fa strada nella vita". Ed allora, in quel momento, restituire, a chi lo dice, che "la strada, autentica ed originale nella vita umana, la si fa proprio con la poesia". 

Cosa ne pensate, voi?
Me lo fai sapere con un tuo commento?


SPECIALE PROSSIMO POST: Facciamolo insieme
QUAL'E' PAROLA VORRESTI INSERIRE NELLO SPAZIO " LIBERIAMOLE...PAROLE"?
C'è una tua parola che vuoi proporre a me e a chi ti legge?


A presto
La Vostra AnnamariA 




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