venerdì 16 marzo 2018

PER FARE UN ALBERO CI VUOLE IL SEME...ED IL TERRENO FERTILE






                                                                 
Un post speciale, questo, che chi legge troverà. Scritto a quattro mani e con la gioia di condividere con una Persona speciale, oltreché una Pediatra Omeopata di grande e longeva esperienza: Simonetta Tagliavini. Quanti l'hanno conosciuta e l'hanno nel loro cuore!
Coraggiosa ed oltre gli schemi, da sempre, ella ha seguito da oltre trentanni bambini ed adulti, facendo del suo lavoro di pediatra  e omeopata, innanzitutto, la sua passione.

E quest'oggi Simonetta scrive di un tema che condividiamo profondamente e quello che segue è per l'appunto un suo pensiero che ben sintetizza il suo credo umano e di professionista.

A livello cerebrale alla nascita c'è immaturità, tanto è ancora il lavoro da compiere!
E siccome questo lavoro viene fatto a contatto con l'ambiente, con le persone che vivono intorno al bimbo, pensate quanto è importante per la sua formazione che queste persone siano preparate per questo compito di vitale importanza per la vita di quella creatura!
Solo consapevolizzando le dinamiche che sono alla base dei nostri comportamenti e vivendole nei nostri corpi, saremo in grado di essere i veri autori della nostra vita e sapremo guidare i nostri figli senza appesantirli troppo dei nostri programmi distorti.

Su questo presupposto entrambe, ciascuna con la sua formazione ed esperienza,  pensiamo che in questo momento di passaggio, tra le molte complessità sociali, non solo del nostro paese, abbiamo bisogno di "ri-pensare"; ri-pensarci: chi tiene il timone della nostra vita?E quello dei nostri futuri adulti?I nostri figli"...

Siamo abituati a pensare a come vorremmo che i bambini crescessero...A quanto desideriamo che i nostri figli siano felici...A quanto ci "proiettiamo" nelle loro scelte, vite...desideri. 
Eppure non è affatto così che funziona!
Un adulto E' per un piccolo! E' sempre un riferimento....comunque sia!
 I nostri Colleghi ricercatori considerano che l'adulto deve essere una base amorevole e sicura...un Modello di riferimento!
Allora diventa fondamentale riflettere sul Come ci vedono...Come arriviamo ai loro sensi che sono già "grandi", poiché capaci emotivamente di cogliere la nostra forza e le nostre debolezze...E dunque COME  trasmetterci "consapevol...mente" .Quale riferimento diventare, quindi?

IL TERRENO  (come cita il titolo sopra)  è proprio l'obiettivo del nostro  PROGETTO che proporremo a partire dalla fine d'Aprile. Ed inizierà con una PRESENTAZIONE APERTA a Coppie di Genitori , Coppie e a CHI Vi troverà anche soltanto un pò di sé... 

:) Continua                                                       
ed anche tu, continua a seguirci per partecipare;)

Puoi mettere un mi piace;)....
oppure se vuoi approfondire scrivimiannamaria.agnano@gmail.com



sabato 24 febbraio 2018




 La Gravidanza Leggera
Verso un Progetto di Maternità e Paternità insieme … Nasce un figlio o la Relazione a TRE?

ESTRATTO DAL LIBRO "NUTRI*MENT*AZIONE Il Segreto della Vitalità sta nelle Difese psicologiche ed Immunitarie Insieme

Oggi voglio dedicare alle future Mamme e Papà che attendono il loro Figlio, un estratto del Libro che stiamo portando in giro, ormai da diversi mesi e con soddisfazione, io ed il mio Co-Autore Angelo Maria Di Fede, Immunologo di fama e profondo conoscitore del Sistema Immunologico; dell'  Imprinting del Microbiota che si determina nel periodo di formazione della vita Fetale, nella trasmissione tra madre e Figlio (Flora Intestinale che presenta l'80% del Sistema immunitario).
Credo che questa scrittura possa diffondersi in una libera lettura dedicata e mirata a CHI abbiamo pensato essere autori dell'esperienza della Nascita e della Vita: Mamma e Papà insieme, come è INSIEME la formazione della VITA.

Nel giro delle conferenze realizzate nel percorso temporale a cui facciamo riferimento nella scrittura di queste pagine, la nostra attenzione è andata alle giovani coppie in attesa di un figlio. Trattando della persona e della sua formazione, abbiamo ripensato alla gravidanza come esperienza già di per sé integrata e da proporre, quindi, a genitori che aspettano un figlio. Così come agli addetti ai lavori(ostetriche, medici, psicologi, ginecologi). In verità, questa modalità di sviluppi formativi e di aggiornamento si sta sempre più diffondendo, e pensiamo che sia un bene, per andare sempre meglio verso un approccio medico integrativo ed integrato. Solo in questa direzione, infatti, sarà possibile mettere al centro la persona in network, sia che stia in salute, sia che stia in malattia.
D’altronde, il progetto Gravidanza leggera era frutto del medesimo approccio sul quale la nostra collaborazione si basava. L’integrazione psico-immunologica e nutrizionale già ci aveva predisposto verso la gravidanza come tema centrale a cui volevamo dedicare attenzione ed energia. Sicché, ben presto, pensammo di allargarlo: dalla maternità alla paternità ed oltre, allo sviluppo relazionale. Volevamo trattare la visione epigenetica; il tema del cambiamento; della nascita della relazione, prima ancora che quella di un figlio.
E così nacque il progetto che avremmo sviluppato attraverso una full immersion dal titolo gravidanza leggera . “Giocare” con l’aggettivo leggera, contrapponendolo alla condizione di pesantezza che per la donna effettivamente comporta la crescita della sua pancia come grembo per l’altro. Lasciando, quindi, la gravità verso la leggerezza: condividendo e sostenendo  la nuova possibile prospettiva di «grembo», vissuto oltre che fisicamente, da madre e padre Quindi presentammo una giornata di scoperta e conoscenza multidisciplinare: psicologia, immunologia ed alimentazione insieme.
Questo ci permise di tracciare un percorso da proporre ai nostri partecipanti, futuri mamma e papà; con integrazioni tra le nostre conoscenze e correlazioni tra studi più avanzati, in un confronto innovativo di più discipline. 

Continua a leggere mio prossimo post...Parleremo di cosa succede nel corso del suo sviluppo al piccolo essere che, scoprirai, è in RELAZIONE attraverso una interazione piena e continua.


mercoledì 17 gennaio 2018

METTERSI I PIEDI IN TESTA




METTERSI  I PIEDI IN TESTA

Pensi che sia uno scherzo? 
Invece no! Mettersi i piedi in testa è un'immagine che corrisponde  al  nostro fantastico modo di funzionare  COME FOSSIMO UN  TUTTUNO!        
E' proprio così! L’immagine che riporto  calza a pennello: come modo di pensarci in una condizione “ottimale” ( del tutto opposta a quella che siamo abituati a pensare di evitare, ossia a quella di "non lasciarsi mettere i piedi in testa"!) Tutt'altra storia! 

Mettersi in piedi in testa è una auspicabile e giocosa  metafora, e corrisponde all' azione più semplice e  libera possibile che possiamo fare ...camminare... a passo veloce!                                         
Ormai le fonti di questa conoscenza sono PNEI, a tutto tondo...( pnei sta per psiconeuroendocrinoimmunologia ;))
Ovverosia, molte discipline che spaziano insieme  nel confronto relativo a COME funziona il nostro corpo, mente, stati emotivi, stati di coscienza in un TUTTUNO.
Il corpo esprime le EMOZIONI e queste hanno un diretto impatto sul TUTTUNO che ciascuno di noi  E'. Se il percorso è GUIDATO dalla conoscenza e coscienza, allora ecco che avanza la nostra RESILIENZA, molto ed assai più RODATA di quanto immaginiamo anche lontana...mente! Resilienza significa "capacità di resistere" in condizioni estreme, e sta per flessibilità e plasticità...la capacità di adattabilità che ci permette non solo di sopravvivere, ma di elevarci!

LE EMOZIONI CI ATTRAVERSANO... Esse imprimono ed esprimono il nostro UNIVERSO interattivo e relazionale, biologico e sociale; attraverso il corpo che esprime INTELLIGENZA CENESTESICA, ossia del movimento, sia interiore delle sensazioni ed immagini, sia esterno che realizziamo appunto"mettendoci in azione"...
 E così appuriamo che godiamo di un potenziale di auto-cura e di promozione Salute attraverso un semplicissimo gesto! Economicissimo (pensiAMO al risparmio di soldi e impegno!!...) con l'unico rischio della pigrizia...Iniziale, tuttavia, perché appena cominci, già dai primi giorni, poi senti che non puoi più farne a meno!UNA DROGA BUONA E DEL TUTTO ECOLOGICA...che produce la "buona"dipendenza.

Lo sapevi che camminare tutti i giorni  a passo veloce per 40-45 mn , per 4/5giorni a settimana, è un’esperienza “potente” per il nostro PsicOrganismo? 
Ché: aumenta le difese immunitarie; scarica tossine attivando il nostro sistema linfatico ( lo spazzino delle tossine); aumenta la produzione di BDNF,  proteina che viene stimolata attraverso la muscolatura al cervello, producendo effetti neuro protettivi; sviluppa nuove cellule nervose ; aumenta la plasticità cerebrale e la messa in forma dell’ippocampo (area del nostro cervello che rappresenta il magazzino della memoria e delle informazioni, che inoltre regola la quantità di cortisolo, ormone dello stress, che viene prodotta in condizioni appunto di stress). L’attività fisica agisce come  potente antidepressivo ed ansiolitico( Servan Schreiber, "Guarire";2003)


Ti è piaciuto? Scrivimi al mio ind. annamaria.agnano@gmail.com
oppure metti  "mi piace"al mio ind. facebook Studio Agnano;)


sabato 23 dicembre 2017

BUON NATALE CON NUTRI*MENT*AZIONE



Buon Natale ed Auguri di Vitalità

                                                           
Sempre e con forza, dovremo tener vivo che qualsiasi gesto di salute parte dalla vitalità dalle nostre Emozioni e dal nostro linguaggio, delle parole e quello delle Emozioni…La buona Salute è intercettata dalla Salute Emozionale  e dai nostri modi di “raccontarci e spiegarci” la vita, il mondo, noi stessi e 
il prossimo.

  



A Te e al Gruppo di lettori di NUTRI*MENT*AZIONE
un post Speciale, con l' aforisma pensato perché arrivi diretto al "cuore"di questa nostra lettera, in questo Blog spazio aperto, come sempre, a Colleghi e a Chi desideri "bloggerare" idee, esperienze e progetti.
Stavolta, a farlo noi con l'Associazione Psicoimmunologia italiana Difendiamo la Salute: io ed il Collega Dott. Di Fede, infatti Vi collaboriamo condividendone i valori sui quali essa è stata fondata. che anche noi  fondiamo e diffondiamo

Cogliendo questa festività ormai prossima,Ti scriviamo per farti partecipare della nostra gioia e soddisfazione, del Dottor Di Fede, la mia e di Alessandro Boccolari suo curatore, che insieme hanno contribuito alla scrittura del libro che tu hai letto o che stai leggendo! E ci riferiamo a
NUTRI*MENT* AZIONE, Il segreto della vitalità sta nelle difese psicologiche ed immunitarie insieme” pubblicato da AV Editoria nel Giugno 2017.

Sicuramente questo è il momento buono per condividere con Te e tutto il Gruppo dei nostri lettori, la soddisfazione che oggi raccogliamo per la diffusione del nostro lavoro.
La risposta che senz’altro cercavamo: nel momento in cui la nostra intenzione è stata quella di diffondere le idee del nostro approccio collaborativo e soprattutto, la messa in pratica di queste idee;  nel racconto degli incontri comuni nei quali abbiamo riportato le nostre modalità di cura, confrontandoci tra noi.

Ad oggi, dal momento della sua pubblicazione, abbiamo raggiunto, secondo noi, un ottimo risultato di diffusione. 
 Toccando con le sole nostre energie ormai 600 e più lettori, e per noi ciò vuol dire avere trasmesso ( e siamo in corso d’opera;) due anni circa di eventi, conferenze, interviste e progetti di psicoimmunologia, che costituiscono la trama del libro e dei suoi temi che ci stanno a cuore!
Volevamo condividere la bella notizia del libro che racconta la nostra esperienza nelle sue pagine lette o che stai per leggere; oppure che hai trasmesso ad una persona cara, ringraziandoTi per questo, perché così hai contribuito tu stess* a diffonderci.

Perché diffonderCi attraverso NUTRI*MENT*AZIONE
Quello che soprattutto volevamo, e vorremo, è diffondere l’utilità coraggiosa del collaborare e confrontarsi di chi fa cura, rendendo possibile anche uno dei temi centrali del libro! Ossia l’obiettivo di “affidare” alle persone che a noi si rivolgono, la loro potenzialità di imparare a prendersi cura di sé insieme a noi, che interveniamo sia in termini terapeutici, sia attraverso il supporto alla Persona ed alla Famiglia. 

Ed anche a promuovere la Salute; conoscere come funzioniamo interattiva...mente, ovvero sia quanto le Nostre Emozioni sono sempre in relazione con il nostro stato "fisico": sia in Salute, sia 
in malattia.Ecco, questa sarà la mia, la nostra garanzia: di impegnarci a portarlo avanti concretamente: attraverso le attività e la collaborazione. NUTRI*MENT*AZIONE ne è strumento sia di lettura, sia di acquisizione di uno Stile di conoscenza da mettere in pratica!

Perciò, nel nuovo anno 2018  ancora lo porteremo in giro tra le persone, continuando a divulgarci attraverso le nostre iniziative nello spazio dell’associazione Psicoimmunologia.

È per questo che unitamente agli AUGURI DI BUONE FESTE, saremo felici di continuare a comunicare a Te, e a chi vorrai, nostre News con tanta, tanta ed ancora tanta  VITALITA'.




sabato 4 novembre 2017



LE EMOZIONI SOCIALI E L'EMPATIA



Uno dei processi umani che caratterizza la socializzazione è l’empatia[1]. L'empatia si basa sulla consapevolezza delle emozioni, ed ancor prima, sulla loro imitazione espressiva. Imitazione che corrisponde al rispecchiamento. In particolare, il rispecchiamento inizia con il mimetismo motorio che, già negli anni ‘20, il Prof. F.B.Tichener, psicologo americano, aveva osservato nei bambini molto piccoli, anche di pochi mesi.
Essi, alla sua osservazione, nel vedere un altro bambino piangere lo mimavano, ossia facevano la stessa cosa, in una sorta di confusione tra il proprio dolore e quello dell’altro. Ecco perché egli lo definì mimetismo motorio.
A due anni e mezzo, però, questa modalità viene superata da modi espressivi di comprensione di ciò che l’altro sta provando: la sofferenza che il bambino esperimenta non è sua.
Martin L. Hoffman (1960), psicologo dello sviluppo presso la Università di New York, riporta i risultati di suoi studi su questo tipo di sentimento” empatico: sembra proprio che attraverso l’imitazione iniziale il piccolo riesca a cogliere e comprendere ciò che l’altro prova.

Lo sviluppo nel bambino della capacità di provare empatia è stato osservato presso il National Institute of Mental Health con studi condotti nel 1990 dalle ricercatrici Marian Radke Yarrow e Carolyn Zhan-Waxler.
I risultati di tali studi evidenziarono che l’empatia nei bambini si forma proprio nel momento in cui essi imitano ciò che vedono, apprendendo così un  repertorio di risposte empatiche. Dallo studio che le ricercatrici evidenziano è che sono proprio le reazioni emotive degli adulti.[2] a determinare la risposta empatica del figli. L’empatia risulta essere una esperienza opposta all’aggressività ed incoraggia lo sviluppo della intelligenza emotiva.
Vediamo ancora un altro approccio, quello della neuroscienza sociale[3] dell’Empatia. Un concetto che sembra seguire le definizioni di L.Brothers, psichiatra della California, che la ritiene come cognizione sociale.


Parlare di empatia per spiegarci come funzioni nella nostra vita e quali influenze eserciti sul nostro stato di salute, ci obbliga, ancora  una volta, a trattare della comunicazione non verbale ed emozionale, come modalità che permette agli umani di avvicinarsi e comprendere l’altro, al di là delle parole; sentendone le emozioni, riuscendo così a stabilire contatti profondi. Abbiamo visto che il linguaggio delle emozioni, ossia di come esse si esprimono, avviene attraverso il corpo e le espressioni facciali. Lo studio più esteso che lo psicologo di Harvard, R Rosenthal[4], nel 1965, ha compiuto sull’empatia, lo ha visto osservare le espressioni facciali ed il linguaggio del corpo riuscendo a misurare questa capacità di leggere i sentimenti dell’altro. Stabilendo così che la capacità di leggere i sentimenti altrui (empatia) permetteva di stabilire migliori rapporti con gli altri. Dai risultati dello studio realizzato su uomini e donne, sono le donne ad essere più capaci di provare empatia, poiché sono più attente alla comunicazione non verbale. 
Tuttavia, sono i bambini a tenere un primato sulla capacità di cogliere la comunicazione non verbale, con tutte le sue segnaletiche espressive e gestuali. Infatti, sono loro quelli  più capaci di cogliere le espressioni emozionali ed i messaggi non verbali con cui gli adulti interagiscono.
Da dove arrivi la loro abilità, sembra del tutto naturale: se pensiamo che nel rapporto con gli adulti che di lui si prendono cura, il bambino nei primi 3 anni di vita utilizza massimamente il linguaggio non verbale ed emozionale Egli è un esperto di emozioni, capace di gestire e controllare gli stati emotivi dell’adulto per ottenere vantaggi affettivi. D’altra parte, sappiamo che fin verso i 3 anni il suo sviluppo ippocampale, quindi della memoria di impegno e del successivo apprendimento del pensiero logico, non si forma.

Continuando il nostro percorso per scoprire come funziona l’empatia, consideriamo ora una ricerca che venne realizzata nel 1989, presso il California Institute of technology, dallo psichiatra Leslie Brothers e che gli venne pubblicata sull’ “American Journal of Psychiatry”con un articolo di grande interesse sulla «biologia” della empatia» [5]
Lo studioso rilevava un circuito costituito dall’amigdala con le sue comunicazioni-connessioni attraverso aree associative della corteccia visiva: circuito cerebrale che risultò essere fondamentale per il processo biologico dell’empatia.
Gli studi e l’analisi comparativa fatta sui primati, così vicini a quelli umani per i legami ”sociali” che sono in grado di costruire, dimostravano come questa forma di “comunicazione emozionale” fosse attiva anche per loro, all’interno dei loro processi sociali. Le regioni corticali dove sono concentrati i neuroni specifici per le emozioni, presentano un numero maggiore di connessioni con l’amigdala: le risposte appropriate arrivano grazie alla lettura delle emozioni che coinvolge il circuito tra amigdala e corteccia.

Lo studio sull’empatia, oltre che sui bambini, è stato realizzato attraverso l’osservazione di adulti in coppia. Questo tipo di rilievi sulla comunicazione del linguaggio del corpo, ha evidenziato come la sintonia e sincronia della comunicazione fisiologica ed emozionale seguono un rispecchiamento rilevabile attraverso l’osservazione delle coppie: dove in esse l’imitazione fisiologica era più “vicina e a “specchio”, i ricercatori riuscivano a correlarne i parametri e i ritmi fisiologici identici (battito cardiaco, la sudorazione, le espressioni facciali).
A compiere questo studio è stato lo psicologo Robert Levenson in collaborazione con Anna Ruef, presso la California University di Berkeley nel 1992[6].
L’empatia, quindi, si presenta come un modello relazionale oltre ad uno schema fisiologico, in risposta a processi evolutivi adattivi che ci permette di sentire una profonda vicinanza con gli altri; come anche di essere altruisti, altra qualità della nostra umanità.

 Quanto ci serve sviluppare competenze di empatia?
Tanto! Attraverso queste indagini, nella completezza dei settori in cui sono state realizzate, sappiamo che in qualsiasi ambito lavorativo, personale e relazionale, saper esprimere empatia verso gli altri ci permette di vivere una vita più ricca di relazioni e soddisfazioni. Da più punti di vista: in termini sia di salute psicofisica, sia sul versante della gestione dello stress. Infatti, per disporsi verso gli altri abbiamo necessità di stare in una condizione di calma e questo vuol dire che rispetto allo stress[7], lo stato di calma corrisponde ad una condizione di perfetto rilassamento, con basso consumo di energia. Tale condizione, in termini neurofisiologici corrisponde allo stato parasimpatico[8], con i caratteristici parametri corrispondenti alla distensione e al rilassamento.
Pensiamo, ad esempio, come il sistema parasimpatico, (unitamente al simpatico) regola l’attività sessuale. In questa regolazione, troviamo che nelle aree attivate tra cervello e sistema nervoso autonomo viene rilasciato l’ormone, “ossitocina”, detto anche l’ormone della maternità, perché serve a stimolare la produzione di latte materno. Però si è osservato che l’ossitocina viene prodotta anche dal cervello, in particolare, alle aree in cui essa viene rilasciato corrispondono attività sociali; dei rapporti e legami familiari; della coppia e della amicizia. Quando viene prodotta ossitocina, le connessioni tra neocorteccia ed amigdala viaggiano all’unisono, in perfetta sintonia; le energie impiegate sono basse; il dispendio dello stress ridotto; l’adattamento avviene a livelli di vantaggi alti e costi bassi per i relativi consumi.
Inoltre, scopriamo come attraverso simili modalità si sia arrivati allo sviluppo di un tipo di intelligenza sociale creativa ed associativa!

 Estratto dal libro Nutri*Ment*Azione,Il segreto della vitalità sta nelle difese psicologiche ed immunitarie insieme, da me scritto insieme all'Immunologo Angelo M.Di Fede.
Ed.AV, 2017.










[1] Cfr. D. Goleman, F.B. Tichener M. Hoffman R. Rosenthal, in Le radici dell’Empatia, cap.7, p.127; Intelligenza Emotiva 1995; ed.it. Rizzoli 1996
[2] Le due ricercatrici sono citate in D. Goleman, Intelligenza emotiva nel cap. Radici dell’Empatia pg.127
[3] La neuroscienza sociale dell’Empatia- T.Singer e Clauss Lamm, trad.G.R.Gabbard,https://el.unifi.it/pluginfile.php/63534/mod_resource/content/1/La%20neuroscienza%20sociale%20dellempatia.pdf
[4] Ho trovato un’accurata trattazione sullo studio di R. Rosenthal e sulla comunicazione non verbale in M. Pagni, La comunicazione autentica, 2008, Apogeo.
[5]  A biological perspective on empaty di Leslie Brothers, in American Journal, pubblished online: April 2006; citato anche in A Preti , Il terzo escluso. psicopatologia del rapporto con l’altro” 2006,

[6] R. Levenson citato in “Le radici dell’Empatia” da D. Goleman, Intelligenza Emotiva, 1996
[7] Lo stress attiva la risposta di adattamento con le relative produzioni di adrenalina e di cortisolo, tipiche dello stato simpatico, opposto a quello parasimpatico.
[8] Il sistema parasimpatico costituisce l’altro sistema, opposto a quello del simpatico, alla sua attivazione viene  rilasciato l’ormone ossitocina. Il loro equilibrio costituisce l'attività di regolazione degli organi interni da parte del sistema nervoso autonomo, un sistema automatico che prescinde dalla nostra volontà.














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giovedì 17 agosto 2017

CERVELLO, IMMUNITA' ED EMOZIONI



Cervello, Immunità ed Emozioni

Siamo partiti da un articolo passato tra le pagine FB di questi giorni. Il tema era rapporto tra emozioni e salute. Quanto le Emozioni influenzano il nostro stato di salute?
E' stato perciò inevitabile citare il libro che con me Angelo M.Di Fede, noto ed apprezzato immunologo di Parma, ha scritto: psicologia ed immunologia a confronto con le nostre relative esperienze cliniche ed una comune esperienza. Il libro è, infatti, il racconto di due anni di vita associativa che insieme abbiamo vissuto tra seminari, work shop conferenze ed interviste...(ASS.PSICOIMMUNOLOGIA ITALIANA. DifendiAMOlaSalute) Alcune pagine che mettiamo volentieri a disposizione di lettori "rapidi" che siano interessati dal tema e che si sentano, così, invogliati a leggerci;)

Ecco alcuni passaggi interessanti sul rapporto tra emozioni, cervello ed immunità...
Da NUTRI*MENT*AZIONE il segreto della vitalità sta nelle difese psicologiche ed immunitarie insieme; autori Annamaria Agnano ed Angelo Maria Di Fede.

Nel capitolo 3°, chi legge vede un passaggio temporale nel quale più discipline compiono studi e ricerche di psiconeuroimmunologia, definita PNI; poi, successivamente, di PNEI, psiconeuroendocrinoimmunologia. Gli studiosi,  attraverso il loro approccio multidisciplinare, definiscono uno PSICORGANISMO di network di sistemi tra loro collegati e connessi che comunicano incessantemente. Ed è in questa chiave avanzata che rileggiamo l'equilibrio tra salute e malattia; con le emozioni che comunicano direttamente con la cellula immunitaria. Il libro traccia nella sua scrittura brevi momenti di riepilogo, di sintesi, dei report, per dare riferimenti chiari di come diverse discipline e i loro studiosi siano stati in contatto multidisciplinare, consentendo alla ricerca di fare balzi innovativi epocali.

I primi passi della PNI*  1974-1993
Lo psicologo americano Robert Ader getta le basi della psico neuro immunologia. Attraverso la sua ricerca sui ratti, osserverà che il sistema immunitario ed il cervello comunicano fittamente.
L’Immunologo David Felten,con sua moglie Suzanne e il loro gruppo di ricercatori per la prima volta parleranno di senso del sé dell’organismo.
                                                                     
Il Neurofisiologo Francisco Varela “ parla del sistema immunitario definendolo “cervello del corpo” come in grado di intercettare, riconoscere cellule “ estranee “ (virus, batteri,  funghi e cellule tumorali) e distruggerle.

David Felten, immunologo, osserva come il Sistema Nervoso con le sue cellule e le loro terminazioni nervose è in contatto con le cellule immunitarie e le stimola nella loro funzione, regolandone le risposte. Se vengono interrotti i contatti tra terminazioni nervose e le cellule immunitarie, la risposta immunitaria. viene alterata.
In condizioni stressogene (Hans Selye, sindrome di adattamento generale) , gli ormoni rilasciati in risposta allo stress ( adrenalina, noradrenalina, cortisolo, prolattina oppiacei: endorfine ed encefaline), vengono liberati alla loro massima concentrazione nella fase successiva dell’evento stress, influenzando il comportamento delle cellule immunitarie che si riducono vistosamente: l’impatto ormonale le deprime, quello oppiaceo le droga.
Se lo stress è cronico, questo quadro si ispessisce con la alterazione della risposta immunitaria(con la bilancia che si squilibra).

Le emozioni, positive e negative, hanno sede nell’amigdala che comunica con l’ipotalamo e la neocorteccia, influenzando la risposta dello stress: quelle positive migliorano la performance di risposta adattiva e delle prestazioni immunitarie.
                                                                            
Le emozioni negative influenzano il processo immunitario ed hanno effetti sul sistema cardiovascolare (Friedman e Bootby-Kewley)

Rabbia ed ostilità quali fattori emozionali di rischio
Gli studi di Redford Williams, psicologo e neuroscienziato presso la Duke University, correlano la collera/ostilità ai fattori di rischio fumo, ipertensione.

Gli studi su soggetti cardiopatici del cardiologo Peter Hoffmann, correla attacchi di collera ed ostilità come fattori stressors che producono micro lacerazioni ai vasi con la probabilità di coronaropatia.
Lo studio della Harvard Medical School evidenzia che la collera aumenta il rischio di arresto cardiaco e in soggetti cardiopatici questo rischio aumenta del doppio.

B.McEwen, Psicologo della Rockefeller University, evidenzia i legami tra stress e compromissione della funzione immunitaria; aumento di vulnerabilità ad infezioni virali; aumento della formazione di placche che conducono all’aterosclerosi; coagulazione del sangue con esito di infarto miocardico, accelerazione del diabete fi tipo I e di tipo II. Ulcerazione del tratto gastro-intestinale e morbo di Crohn.  Danni neurologici, con riduzione dell’area ippocampale e  riduzione della memoria.
Lo studio verrà pubblicato sul numero del 18 Febbraio di Proceedings of National Academy of Sciences 2003; Stress e carico allostatico 2000.

*PNI Psiconeuroimmunologia. da qui si evolve PNEI Psiconeuroendocrinoimmunologia

NUTRI*MENT*AZIONE il segreto della vitalità sta nelle difese psicologiche ed immunitarie insieme 
Ed. Associazione PsicoImmunologia Italiana Aps & AV EDITORIA
Riferimento bibliografioc: cap. 3° par 3.4  Ansia e Stress pp68-73;par.3.6Lo stress psichico e le emozioni nello sviluppo dei fattori dell malattia e della salute.pp. 74-82

Per saperne di più su NUTRI*MENT*AZIONE, il Segreto della vtalità sta nelel difese psicologice ed immunitarie insieme,  contattami al mio ind.e-mail annamaria.agnano@gmail.com

lunedì 14 agosto 2017

SPECIALE MAMMA E PAPA' IN "GRAVIDANZA LEGGERA"


SPECIALE MAMME IN "GRAVIDANZA LEGGERA "


La vita fetale: tra magia ed evoluzione
Una ricca raccolta dettagliata di importanti studi e ricerche internazionali ci permette di sapere quanto la formazione fetale psicologica, sensoriale e funzionale, avvenga in un ambiente “fortemente interattivo”. Attraverso l’interazione che si stabilisce tra il corpo materno, il suo grembo e il feto, la vita fetale si scopre sempre più come un ambiente stimolante; non solo per gli stimoli che il feto riceve. Ciò che rileviamo, infatti, sono le sue risposte, stupefacenti, per molti aspetti. Un ambiente circolare e dinamico che, in questo modo, gli apre una variegata esperienza percettiva, di memorie dei sensi (tatto e contatto; olfatto; gusto). Saranno queste memorie ad attivarsi, al momento della nascita, quando il neonato costruirà l’esperienza diretta utilizzando il suo repertorio percettivo-sensoriale precostituito nel tempo/spazio prenatale: ed è su questo repertorio che costruirà progressivamente il suo sviluppo, come campo base per scalare la sua futura crescita.

La vera  nascita è nella relazione che da subito si stabilisce tra ambiente fetale ed ambiente mamma&papà
Il periodo prenatale si svela come fondamentale per la nascita “emozionale e psicologica” dell’uomo: nel suo ambiente "fetale"il feto non sta semplicemente crescendo. Risponde ed interagisce: in una relazione chiara ed intenzionale che intreccia con l’ambiente intrauterino e l’ambiente extrauterino. Già nasce, nella relazione che viene stabilita, attraverso la comunicazione emozionale data dalle carezze; dai giochi; dall’ ascolto delle voci materne e paterneLa nascita è già un evento psico-sociale, poiché è  già determinata dalla relazione in grembo. L’essere umano, così conosciuto nella sua evoluzione, lo scopriamo capace di entrare in relazione con il suo ambiente uterino familiare; di riceverne stimoli; adattarsi ad essi e rispondervi. 
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La comunicazione a tre come base relazionale nella interazione della gravidanza
Riflettiamo sul profondo senso della comunicazione a tre che si stabilisce già nel periodo di gravidanza. Potremmo considerarlo un triangolo di relazioni che, attraverso le interazioni di gesti e toni, comportamenti del padre e della madre, si arricchiscono delle risposte che il piccolo essere attiva.
Possiamo, dunque, pensare che la maternità e la paternità siano la stessa, potenziale, condizione relazionale che i genitori in formazione possono e debbono promuovere, alla luce di queste conoscenze? E chiederci quanto utili e preziose sarebbero se fossero tradotte come pratiche di accudimento e di crescita dei 9 mesi di gestazione.
È utile dunque considerare come le conoscenze si debbano trasformare in Linee Guida, e di lì, in Buone Pratiche.

PROGETTO "GRAVIDANZA LEGGERA"...Per saperne di più contattaci al nostro indirizzo:
e-mail annamaria.agnano@gmail.com e associazionepsicoimmunologiaitaliana@gmail.com