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giovedì 10 settembre 2020

 ADDIO STRESS! E’ POSSIBILE?                                                                             


Chi non si é trovato mai in una situazione di forte stress? Per lo più, se andiamo a cercarne le cause, si arriva a trovare situazioni relazionali ed affettive; oppure di lavoro; o perché il corpo stesso è afflitto da una situazione  dolorosa dalla quale, per quanto se ne voglia uscire,  ci si sente come dentro a una morsa! E allora, lo stress di prima si aggiunge con lo stato d’animo, della fatica a stare nel malessere; se poi non siamo direttamente interessati, ci stressiamo perché la situazione tocca un nostro caro!
Situazioni in cui si desidererebbe la normalità: non andare via, fare un viaggio per scappare! No, semplicemente svegliarsi e come per miracolo realizzare che  tutto è tornato a posto, nell’ordine quotidiano delle cose!
Vivendo in prima persona questo stato di cose, ignoriamo che altri come noi hanno sperimentato l’esperienza e lo stato dello stress; che il nostro sistema intelligente ci invia dei segnali, appunto comunica, una risposta ad una situazione difficile, che sia una malattia o anche una situazione nella quale, da tempo, si sono accumulati strati di tensione, ansia e preoccupazione. Che il corpo è in grado di superare lo stress e la situazione che lo genera o che lo ispessisce.
MA COS’E? LO STRESS? PARLIAMONE!
Spessissimo accade che il solo pensare allo stress, stressi! E perciò, senza rendertene conto, è proprio in questo modo che  lo incrementi!Lo stress è una condizione di adattamento, ossia di risposta del nostro SISTEMA complesso cervello,mente, corpo: che, appunto, implica COME percepiamo quello che sta accadendo a noi , o a chi ci sta a cuore. Qualcosa di ben oltre a ciò che sentiamo:: ossia ciò che pensiamo, il senso e le emozioni che avvertiamo relativamente alla situazione che gioca a sfavore, o nostro, personale, o della persona che amiamo.
Lo stress inevitabilmente implica: uno stato di ansia che si genera  quando il nostro stato di equilibrio si altera: pensiamo semplicemente al nostro corpo così complesso come dicevamo che, tuttavia,  per considerarlo attraverso un semplice esempio, corrisponde esattamente al meccanismo di un’ auto  che acceleri e freni.
Allo stesso modo,  il nostro stato d’equilibrio subisce continue variazioni di accelerazione e di frenatura, e il suo stato appunto sta proprio in questo continuo dinamismo di accelerate e di frenature!  Un esempio semplice questo,  per parlare del nostro sistema nervoso autonomo (SNA) che si occupa del nostro stato di sonno e di veglia, di fame e di sazietà; della nostra fisiologia(della frequenza dei nostri respiri, del battito cardiaco, dello scambio tra anidride carbonica ed ossigeno nell’ atto respiratorio; della pressione arteriosa; della nostra temperatura e della tensione elettrica che i nostri muscoli generano  o della attivazione delle numerose ghiandole sudoripare delle quali il nostro corpo è costituito). Responsabile di tutte queste azioni è il nostro ipotalamo che comunica poi al nostro sistema endocrino di produrre gli ormoni utili che comunicheranno appunto con i nostri organi, con il nostro sistema di difese,  generando questa complessa rete di informazioni simultanee e fatte sia di feedback  positivi, sia di feedback negativi!
Pertanto noi dobbiamo pensare che lo stress sia una condizione adattiva intelligente che il nostro organismo nel tempo ha evoluto, attraverso i millenni con l’evoluzione che i nostri antenati hanno prodotto sino a ciò che abbiamo ereditato e soprattutto ai potenziali in via di sviluppo. Possiamo perciò pensare che lo stress, da un certo punto di vista, corrisponda proprio alla condizione evolutiva fondamentale rispetto alla richiesta dell’ambiente esterno e interno, che una volta adattata la risposta utile, determinano lo stato evoluto nel nostro organismo complesso. In altri termini, possiamo parlare proprio di stato evolutivo che, attraverso l’esperienza di stress, noi generiamo e che ci porta a rafforzare i nostri livelli di adattamento: possiamo parlare in tal caso di resilienza.
La Resilienza è la condizione nella quale pur rispetto alle avversità che in quel momento il nostro organismo vive, si sviluppa la capacità di reggere agli sforzi e quindi non solo di contrastare gli stimoli e la condizione stress, quanto di sviluppare stati superiori ad attivi. Noi definiamo tali abilità con il termine di coping, ossia modalità di risposta evolute. In termini più tecnici parliamo anche di eustress, il cosiddetto stress buono!
Dunque, buone notizie dal fronte dello stress: possiamo non solo sperare, quanto essere certi di poter trasformare una condizione di disagio e vulnerabilità  in uno di stabilità e di equilibrio.

giovedì 27 marzo 2014

ANSIA & LAVORO...


ANSIA & LAVORO


 In questi tempi"moderni" lo stravolgimento del lavoro ha inciso sulla percezione profondamente mutata delle persone relativamente al lavoro,così da farci pensare non tanto a un periodo di cambiamento, quanto invece al cambiamento di un periodo economico sociale storicamente configurabile.
Dal mio osservatorio, trovandomi a trattare ansia e paura per mestiere, rilevo come questo contesto cosi' delineato abbia generato ansia e paura nei rapporti di lavoro, con un diffuso sentimento di sfiducia e che sia frequente per la persona trovarsi in situazioni in cui sente di vivere in un clima ad alta tensione, quando non anche di ostilita.'Cosa che puo' tradursi in casi più estremi in quella condizione che in Psicologia del lavoro viene definita   "mobbing"*. 
In una condizione non estrema, ma in un clima organizzativo ad alte tensioni,(e la complessità di cui sopra facevo riferimento inevitabilmente "produce" tale clima) come, tuttavia, la singola persona possa reagire alla tensione puo' essere davvero determinante nel generare conflitti a spirale. Quando, ossia, si attivano veri e propri giochi infiniti, in crescita progressiva, in cui la tensione e paura si articolano in modo complesso e paradossale. 

La sensazione di essere intrappolati in situazioni rigide ("i miei colleghi non sono comprensivi, non mi aiutano...non c'è collaborazione tra noi"; "il mio capo è arrogante e mi tratta male"; il titolare è distaccato/schizzato e questo complica le cose da fare!) al di la' della sua effettiva drammaticita', implica reazioni anche soggettive che sono intrinseche alla percezione personale. Infatti, le reazioni attivano azioni dentro un processo di interazioni e, perciò, contribuiscono ad attribuire significato e valore a quell'evento-esperienza che ci si trova a vivere. L'ansia aumenta, crescendo entro un meccanismo a spirale, e se si stabilisce la spirale della paura della paura, del suo effetto a controllare le reazioni e gli effetti di ritorno, di fatto si costruisce un sistema di risposte "patologiche"che possono contribuire a peggiorare la relazione e a fissare schemi rigidi, mantenuti proprio perché ripetuti: più si ripetono, più si rafforzano...più si rafforzano più si ripetono.

A cura della Dott.Annamaria Agnano

Se sei interessato a questo tema, se vuoi approfondire, puoi scrivermi al mio indirizzo:
annamaria.agnano@gmail.com
info@atsproblemsolving,it




*lo psicologo tedesco Heinz Leymann userà la parola mobbing per primo nell’ambito di una ricerca condotta negli anni ottanta dedicata allo stress nell’ambiente di lavoro. Il mobbing è costituito da vessazioni, di vario genere, azioni vessatorie chiamate azioni mobbizzanti, da parte di uno o più individui, nei confronti di un lavoratore, condotte in modo sistematico e per un lungo periodo di tempo, secondo Leymann almeno una volta a settimana per sei mesi. 


* il bossing è una forma di vessazione attuata dall'azienda/ capi con l'intento di mettere la persona in condizioni di disagio ed esasperazione tali da indurla a rinunciare a qualsiasi azione di tutela/diritto e a dimettersi.

Altro interessante approfondimento sul mobbing è attraverso il Modello a 6 fasi dello psicologo Harald Ege. 

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del 07 Marzo 2001. Inoltre le immagini pubblicate sono quasi tutte tratte da internet e valutate di pubblico dominio. Qualora il loro utilizzo violasse diritti d’autore scrivete una mail al seguente indirizzo annamaria.agnano@gmail.com e le immagini in questione verranno immediatamente rimosse.


















lunedì 8 luglio 2013

MANUALE SULLA LIBERTA': Ma la luna esiste se io non la vedo?

MANUALE SULLA LIBERTA'
Ma la luna esiste se io non la vedo?

Ben ritrovati, carissimi, con questo approfondimento che voglio fare su un tema per me non solo interessante in quanto mio oggetto di studio e di lavoro.Soprattutto, mi è caro perchè la nostra intera percezione di mondo si gioca sulle rappresentazioni. Questo delle rappresentazioni implica totalmente la nostra vita, le nostre relazioni, i nostri bisogni e sogni: anzi, li segna e caratterizza, rendendoli appunto la nostra vita, intendo la mia, la tua, la vostra. Ma vi siete mai chiesti come mai un evento unico diventi nel racconto di persone diverse differente ogni volta?
Fondando sui suggerimenti di Epitteto con il suo manuale, riusciamo ad interrogarci e a convenire in modo molto semplice ed immediato sul fatto che "poichè le cose non passano direttamente alla nostra conoscenza,quanto al giudizio che noi emettiamo sulle cose stesse", noi ce le rappresentiamo. Oltre all'esperienza diretta, in effetti, io e Voi esprimiamo un giudizio sulle cose: ed è questo giudizio che prevale, rappresentandoci così la cosa stessa.
"Cosa è che mi turba? Il mare? No, il mio giudizio". 
 Qualsiasi turbamento, la tristezza, le difficoltà che incontriamo nel corso di vita, dipendono dal nostro giudizio;  è ad esso che dobbiamo attribuirne la responsabilità. Non ricercandola negli altri, o quando invece nella sfortuna o all'esterno di noi.
Se dobbiamo sentirci responsabili, lo dobbiamo del nostro uso delle rappresentazioni.
Proviamo dunque a sciogliere insieme questa sorta di enigma"la luna esiste se io non la guardo? "Se il mio giudizio nega la sua presenza, allora essa cesserà di essere al mio sguardo, perchè sarà piegata dal giudizio che io avrò espresso su di essa. Ma se io piegherò il mio giudizio su di essa, allora la luna si svelerà con tutto il suo fascino al mio stupore!"

Mi chiedo semplicemente quanto questa visione della responsabilità, a questo punto diventata molto dinamica e fattibile per l'abilità che si dispone alla nostra risposta, riesca a toglierci pesantezze  e ci "obblighi" ad affrontare ciò che noi pensiamo, crediamo, attribuiamo, a quanto ci sta accadendo. E' in questo che possiamo esercitarci a "cambiare" lo sguardo", ossia il giudizio.
Che cosa ne pensate di fare un pò di allenamento in merito? Volete scovare i vostri giudizi su qualcosa o qualcuno che vi dà da fare...? Ora, provate a rivedere questi giudizi?

Aspetto, dunque, un vostro, un tuo contributo, lasciando un commento o diretto, o al mio ind.posta elettronica.

A presto, dalla Vostra AnnamariA


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giovedì 27 giugno 2013

LE CONVERSAZIONI COMPLICATE: Quando le cose semplici...diventano complesse!




"CONVERSAZIONI COMPLICATE" 


Quando le cose semplici...diventano complesse!

  3° PARTE



Ascolta Le mie Parole in rete, Audioblog di AnnamariAgnano, clicca il link qui sotto!

  http://youtu.be/CanlPbo4JW8

I sentimenti, all'interno della propria rappresentazione della situazione, sono diventati  drammatici. Intanto, se siamo in una condizione dilemmatica, come abbiamo analizzato, essi sono cresciuti sotto la spinta doppia: da un lato, del sentire l'esigenza che essi vengano esposti, riconosciuti, ma poi, dall'altro, nascosti ed evitati; cosa che dà loro una intensificata esasperazione. Infatti, se ci pensiamo, affermare e negare nello stesso tempo, crea una sensazione di paradosso confusivo. Pertanto, da soli abbiamo aggiunto uno stato di confusione a ciò che sentivamo, così da peggiorare le cose!

Poi, dobbiamo fare i conti con il senso di colpa: cosa abbiamo sbagliato se siamo messi così? Dove abbiamo mancato se sentiamo questa sospensione- malessere-disagio? E presi, catturati dai contenuti, sui quali ci interroghiamo, come se facessimo vere e proprie inquisizioni interne, evitiamo di realizzare che in quel momento più ci facciamo domande, più rispondiamo alle domande, più ci facciamo domande se rispondiamo. Come E.Kant ci invitava a considerare, nelle domande sono implicite le risposte, così, quelle buone funzionano; ma, nello stesso modo funzionano anche quelle cattive! Si innesca così un meccanismo paradossale che ci crea una sorta di vortice nel quale il sentimento non può che essere di angoscia,con effetti appunto vorticosi.

Consideriamo che è il meccanismo in sè a costruire l'angoscia. Fermiamolo, blocchiamolo! Inchiodiamolo!

Utilizziamo il silenzio come risposta! 
Il filosofo greco, Epitteto, di cui Vi suggerisco di leggere il testo illuminante" Manuale di Epitteto" che è un "magnifico"  trattato sul senso di responsabilità, apporta rilievi interessantissimi sul senso di colpa, suggerendoci di sospendere "le certificazioni" legate ai nostri giudizi interni. 

Chiediamoci, invece, quali siano i messaggi che i nostri sentimenti ci stanno inviando!
Esattamente come un messaggero, l'emozione elaborata è un conduttore di informazioni sul nostro stato delle regole e dei valori in gioco nella situazione che stiamo vivendo con l'altra persona.  

Decidiamo, quindi, di trovare nella conversazione con l'altro, lo spazio per rendere pubblico il sentimento, dichiarandolo e scegliendo di esprimerci in prima persona" Questo è il mio punto di vista, la mia versione...che può non essere vera per te...ma ora puoi considerarlo..." (la parola considerare viene dal latino "sidus-sideris"; e "con" che vuol dire unione, ha significato di "stare con le stelle: "stare dall'alto (dell'aver studiato)" che era riferito agli àuguri, sacerdoti latini che leggevano il futuro ed avevano il compito di studiare, capire il rapporto tra le cose, scoprire la verità)!


I sentimenti,le emozioni, una volta che trovano luoghi di accesso costruttivi, cessano di essere paradossali. 
Potreste mai pensare che "arrabbiarvi" aumenti la rabbia? Dico questo perchè nella nostra cultura, esiste, riconosciuto con valore di forte credenza, che "sfogarsi" serva a stare meglio! Ed invece è esattamente il contrario...Questo è totalmente falso, per come funzioniamo e per le influenze che il linguaggio, verbale e non verbale, ha sulle nostre emozioni: infatti, più ci arrabbiamo, più aumenta la rabbia!

La rabbia è come la slavina giù per la discesa, che diventa valanga a valle! E' questo meccanismo che "condiziona" il senso che stiamo attribuendo ai fatti, alle cause ed effetti, alla persona e a quanto pensiamo che lei pensi secondo ciò che noi pensiamo!

Prendere consapevolezza di ciò, fa sì che il cambiamento diventi realistico!
E questo è di nostra totale responsabilità! Ossia, una abilità di risposta diversa ci attende!Proviamo a "cambiare la parola": responso ed abilità diventano nuovi termini della situazione.La respons/abilità è una opportunità: 
#cambio il mio sentimento perchè lo rendo pubblico all'altro;
# lo comunico come mio, del tutto personale, perchè è legato alla mia versione delle cose; 
#divento abile e determino un cambiamento del mio stare. Infatti, così sto meglio.  Ho"autenticato"( ossia reso valido, come la parola mi suggerisce, nell'unico possibile luogo con l'altro), il dialogo, che nella sua derivazione dalla parola greca, sta per conversare con l'altro.
Ecco, infine, la conversazione è diventata semplice perchè finalmente è stata portata in relazione alla conversazione con l'altro; ed era difficile e complicata, perchè tentavamo di affrontarla nel chiuso della nostra soggettività, in dialogo interno. Una logica che serviva a costruire la complessità!

Come va? Cosa pensate nel riconsiderare le cose nella visione che vi ho svelato? 
Riflettete e fatemi sapere con vostro commento!

A presto.
La Vostra AnnamariA


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martedì 11 giugno 2013

QUANDO AFFIDARSI AD UNA BUONA PSICOTERAPIA


RIFLESSI DI PSICOLOGIA QUOTIDIANA 


                   

Quando affidarsi ad una” buona psicoterapia"


Chiedere aiuto oggi non è sicuramente semplice, anzi può diventare molto complicato, per chi soffra di un disturbo psichico o disagio psicologico che limita e condiziona la sua persona, la vita e le relazioni. 

Infatti, lo scenario  delle professioni di aiuto si presenta intricato, in quanto, con la liberalizzazione delle professioni, diventa necessario equipaggiarsi per distinguere tra le differenti figure e professionalità attuali capaci di dare risposte adeguate!

Qual è la differenza tra queste figure e cosa deve sapere chi soffre  di disturbi d’ ansia, o del sonno, piuttosto che sia afflitto da disturbi psicosomatici, o ancora che si ritrovi a vivere con il panico! Chi si senta depresso o  ancora sia nel pieno di un conflitto relazionale; quando non si trovi a fronteggiare un conflitto lavorativo. 

Occorre da subito sapere che la figura del counselor è diversa da quella dello psicologo e dello psicoterapeuta.
Nel nostro scenario italiano, così come regolato, il counseling è un approccio all'ascolto della persona che nella professione psicologo è stato e viene praticato come prassi psicologica. 


In un qualsiasi momento di vita la persona può trovarsi a provare confusione o indecisione relative ad una scelta da fare; oppure a decidere un cambiamento. In tutte e due le situazioni, laddove la percezione della persona è di non avere le necessarie risorse, si ricorre al counseling.
In tal caso, il counseling  implica l'ascolto: non viene  fatta  una cura psicoterapeutica, caso in cui si rendono necessarie competenze ed abilità specialistiche specifiche; e nemmeno una diagnosi di un disturbo.
Attualmente la pratica del couseling viene fatta anche senza una laurea in psicologia, da operatori che attraverso un percorso li porta a sviluppare tecniche di ascolto attivo utili per affiancare la persona.

Lo psicologo è un professionista laureato ed abilitato ad esercitare la professione, iscritto all’Albo degli psicologi: è in grado di fare una diagnosi attraverso strumenti psico-diagnostici;di usare parola e tecniche riconducibili alla teoria di sua formazione. 
Pertanto è in grado di praticare il counseling; ma non di fare psicoterapia.

Lo psicoterapeuta è un laureato e specializzato con una formazione quadriennale, abilitato quindi all’uso di metodologie e strumenti terapeutici specifici, relativi alla scuola di formazione di provenienza, sul Modello delle psicoterapie, quali quella psicoanalitica, cognitivo comportamentale; sistemica; breve strategica. Non prescrive farmaci e tuttavia,  in alcuni casi, opera unitamente con lo psichiatra combinando la psicoterapia con la psicofarmacologia.
Sulla base della formazione e dell'approccio psicoterapeutico,uno psicoterapeuta può essere in grado di affiancare percorsi di counseling; coaching e training di cambiamento orientato allo sviluppo di abilità.


Il luogo spazio di una psicoterapia efficace: come riconoscerla. Lo spazio terapeutico prevede una alleanza terapeutica, uno spazio conoscitivo, un orientamento terapeutico comunicato e condiviso; dopo di che, sulla base del modello di riferimento esplicitato, (oggi e' normativamente previsto che lo psicoterapeuta proceda per un consenso informato, specificandolo oltre al segreto professionale già garantito in virtu' del codice deontologico che lo ispira e regolamenta). La persona viene guidata attraverso un protocollo indicato dal terapeuta, sulla cui base vengono definiti veri e propri obiettivi con:

# una buona messa a fuoco del disturbo;
# delle sue caratteristiche e di come si evidenzi e viene vissuto; 
# attraverso domande guidate che conducono entro un percorso rivisitato del problema.

Nel ripercorrerlo, per esempio nell’approccio strategico breve, la persona viene guidata con  una modalità di dialogo volta a districare risposte verso un percorso sempre più in sintonia con la sua rappresentazione percettivo-sensoriale elaborata, e sin dalle prime sedute, ci si potrebbe stupire nel sentire che il terapeuta sembra sapere esattamente come stanno le cose! 
La scoperta e' un altro elemento fondamentale ed anche un momento verità, ossia non semplicemente ascolto del terapeuta in quanto "fonte" veritiera; certo,ci si dovrà affidare alla sua conoscenza in quanto esperto! 
Ed oltre, tuttavia, in una fase del percorso, una psicoterapia efficace permette di poter esplorare, misurando se stessi con quegli attrezzi che il terapeuta dispone, per muovere un'esperienza concreta o predisporre ad essa, come a misurarsi con essa e con se stessi"integrati"da quelle modalita' innovative terapeutiche. 
Conoscersi, quindi, attraverso un'esperienza correttiva e nuova rispetto a quella precedente, per scoprirsi e riscoprirsi attraverso nuove risorse, mai conosciute sin a quell’esperienza di sé rinnovati.

Questa esperienza innovativa sarebbe una "ristrutturazione". Il risultato sarebbe esattamente come per la ristrutturazione di una casa di cui vengono conservate le parti buone ed aggiunte altre nuove, che valorizzano il tutto in una bella e solida struttura nuova ed integrata! Arrivati a questo punto della terapia, lo psicoterapeuta guida alla ripetizione di queste modalita' nuove  per favorire il mantenimento del risultato conseguito, sino ad abilitare  un nuovo confronto tra la idea o rappresentazione di sè passata e la nuova attuale; raggiungere la consapevolezza di aver superato una rigidità relativa al disturbo ed ai suoi effetti di disagio, con la sensazione che le cose non sono piu' come si pensava prima. 
Come se si fossero cambiati gli occhi!  
Spesso accade che la persona lo dichiari apertamente, usando il tempo imperfetto” sentivo che non ne sarei mai uscito”. Oppure confrontandosi con se stesso di ieri rispetto a quanto, oggi, sta sperimentando di sé, in modo del tutto differente. 
Qualche giorno fa, un  giovane uomo arrivato con un quadro d’ansia severo, dopo alcune sedute, riportava questa rappresentazione del suo vissuto attuale” mi sono guardato come se fossi dall’esterno, come avessi un terzo occhio e mi sono quasi preso in giro da solo per come in quel momento e da quella posizione, trovassi assurdo quelle sensazioni che prima mi avevano intrappolato, gettandomi nella più totale depressione!”
La fase della "visione"

E siamo in una fase finale del lavoro terapeutico, con la super-visione del terapeuta,quando si arriva a consolidare e a cognitivizzare l’esperienza esplorativa praticata:# a rileggere il lavoro svolto, 
#a rivederlo come da spettatori/spettatrici di un film del quale si è stati  protagonisti,# ma anche co-registi nell'intreccio del tempo-spazio terapeutico.*

Il linguaggio con se stessi ora fluisce, gli strumenti vengono padroneggiati. La visione si è allargata.
Ci si sente oltre! E lo sguardo è più disponibile ad andare a cercare, a correggere e a confermare il nuovo, ad incorporarlo. Sino a sentirselo come sempre più familiare... 
Una familiarità che, naturalmente, dovrà essere misurata nel tempo attraverso la fase del controllo.  
Un tempo di controllo stabilito e definito per  monitorare il mantenimento ed il risultato raggiunti.



Il vero viaggio di scoperta
non è vedere nuovi mondi,
 ma cambiare occhi.
 Marcel Proust        

                               



Aspetto Vostre risposte come commenti che vorrete

lasciarmi, e grazie del Vostro contributo. 
La vostra AnnamariA



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domenica 9 giugno 2013

RIFLESSI DI PSICOLOGIA QUOTIDIANA: L'AMORE FERTILE CHE RENDE LIBERI

RIFLESSI DI PSICOLOGIA QUOTIDIANA
L'AMORE FERTILE CHE RENDE LIBERI

Cari Amici, 
oggi ritorno a Voi con una nuova riflessione che prende spunto dalla visione di un film che ho rivisto dopo alcuni anni. Blu di Krzysztof Kieslowski.http://www.mymovies.it/biografia/?r=3458
Chi di voi ha visto o sentito parlare della sua trilogia? Rosso e Bianco sono gli altri due che la completano, un ricordo per qualcuno di voi (?) e per altri una buona informazione (?) Lo spero!

Innanzitutto, la mia prima sensazione è stata quella di trovarmi a vedere un film completamente nuovo. Infatti, sebbene ne ricordassi la trama, erano le mie sensazioni ad essere nuove, come se io ponessi un'attenzione tutta diversa sui personaggi, sugli eventi e sui simbolismi che l'autore aveva messo in scena. Voi avete mai provato questa stessa esperienza?La sensazione di provare qualcosa di nuovo, un coinvolgimento emotivo intenso, sebbene di fronte a scene riconoscibili perché già viste!

Blu, dunque, è il film che Kieslowski dedica alla libertà, in particolare ad una libertà intima, emotiva, che solo nell'amore riesce a elevarsi. La musica è l'altra protagonista che l'autore mette al centro della narrazione, attraverso la lettera di S. Paolo  ai Corinzi che diventerà il canto del coro, in chiusura dell'ultima scena: 
    E se avessi il dono della profezia
    e conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza,
    e possedessi la pienezza della fede così da    
    trasportare le montagne, 
    ma non avessi l'amore,
    non sarei nulla.

 In breve, la trama: Julie, dopo essere sopravvissuta all'incidente in cui hanno perso la vita suo marito e la loro bambina, si troverà a vivere un percorso intimo carico di dolore:dopo un tentativo non riuscito di darsi la morte; cercando il conforto nella vecchia madre, malata di alzheimer, che per questo non la riconoscerà, ella cercherà di annullarsi. Rinunciando così ai suoi ricordi e mettendo in vendita la casa in cui era stata felice; distruggendo la partitura musicale composta insieme a Patrice, marito amato e celebre compositore; allontanandosi dai luoghi della sua vita passata, si ritirerà, infine, sola, in un appartamento a Parigi.
Tuttavia, il dolore cui ella cederà e che le farà negare la possibilità di continuare a vivere, poi, attraverso i fatti e le persone che ella incontrerà, diventerà, invece, la condizione della sua intima "dolorosa rinascita".
Dalla casa si è portata con sè, unica luce del passato, il piccolo lampadario blu della stanza di sua figlia: il solo pezzo di memoria indelebile, un filo blu al quale ella è legata da sempre! Le memorie  viscerali della sua eterna fertilità, che la guidano a nuove forme vitali di sè.

E l'amore che ella ha dentro di sè, avanzerà. Lo scopriamo attraverso una serie di oggetti simbolici e di situazioni emozionali che incontrerà nel suo percorso:

quando Julie si sentirà impaurita dalla sua solitudine nella nuova casa, ricercherà, attraverso il ricordo della madre, una memoria emozionale di sè bambina temeraria (le chiederà se da piccola aveva paura dei topi). La vecchia donna, però, non potrà aiutarla, l'alzheimer la tiene in uno stato di isolamento da se stessa e dai ricordi della sua vita. Così, Julie dovrà affrontare da sola la sua paura, proprio esprimendo con essa un nuovo coraggio di sè (il coraggio non è che la paura affrontata)!

 Quando la sua giovane vicina, che fa la spogliarellista prostituta, ne invocherà l'aiuto( perchè il padre, da spettatore, l'ha scoperta e lei se ne vergogna). Julie saprà sostenerne il senso di colpa, chiedendole semplicemente di rispondere con onestà a se stessa ed ai valori interni a sè che, essi soltanto, possono essere riferimenti più responsabili ed adulti.

Quando, ancora, ella scoprirà che l'uomo dal quale si sentiva amata, ha amato un'altra donna e sarà una catenina con una croce d'oro a farglielo riconoscere...  E lei saprà accettare il figlio,la nuova vita, che l'altra sta aspettando, permettendole proprio di abitare la casa che,perciò, deciderà di non vendere più. Quel luogo, che lei ha amato nel passato, oggi accoglierà madre e figlio; nella continuità dell' amore che supera il piccolo ed egoistico bisogno individuale e guarisce il ferimento del tradimento(Julie saprà farlo). 
L'amore più grande, con una sua vita fluida e generosa, che eleva così ciascuno di noi, individuo, a qualcuno più grande (l'amore è oltre me; nel  prossimo a me!)

Quando, infine, ella accetterà di comporre la partitura del coro che chiude l'opera per il concerto dedicato all'Europa unita. Sarà Olivier, assistente musicista del marito, a chiederglielo.
" Devi firmarla tu, però, perchè  ne sei l'autrice: solo così io accetterò di suonarla". 
La donna dovrà uscire dall'anonimato ( quello stesso che invece aveva permesso a suo marito di diventare celebre), ed esporsi adesso ad un gesto più alto, politico. Sarà l'amore dell'uomo a chiederle questa nuova responsabilità. L'amore generoso ha fede e dà fede; sospinge l'altro ad avanzare; gioisce della sua autonomia.  
E la creatività di entrambi, cresciuta nella reciprocità, sarà garanzia perchè quella musica rappresenti il senso profondo dell'unione di cui essa è simbolo.


Julie accetterà, accogliendolo, anche l'amore di Olivier e la scena si chiude sulle note straordinariamente intense del coro che canta le parole di S.Paolo, e le cui voci così chiudono in un'atsmosfera profondamente toccante:

         queste dunque le tre cose che rimangono
         la fede, la speranza e l'amore 
        ma di tutte più grande è l'amore.

  L'amore è paziente
 è benigno l'amore,
 non si vanta, non si gonfia,
 non manca di rispetto, 
 non cerca il suo interesse,
 non si adira, 
non tiene conto del male ricevuto, 
ma si compiace della verità.
L'amore non avrà mai fine.

 Cosa ne pensate di questo tema? E il suo percorso?
 Che valore ha per voi?
 E per le persone importanti della vostra vita?

Aspetto un vostro commento che darà più senso a questo post, non credete?
   
La vostra AnnamariA



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